Lo psicologo a scuola

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di Antonella Salvatore

Il covid sta cambiando il modo di vedere la psicologia e gli psicologi. Molti, se non tutti, in questa fase così difficile hanno pensato di aver bisogno di un supporto psicologico, di qualcuno che li aiutasse a convivere con quello che oggi si chiama “new normal” , la nuova normalità. Tra coloro che chiedono aiuto alla psicologia troviamo gli studenti (e le relative famiglie), che in particolare ricercano un sostegno psicologico in classe.

Il disagio psicologico dei giovani

La recente indagine svolta dal Centro Studi Cnop, con l’Istituto Piepoli, ha rivelato che nove ragazzi su dieci ritengono fondamentale avere un supporto psicologico a scuola. Questo per aiutare il benessere personale, prevenire il disagio, facilitare il rapporto con i docenti e con la famiglia, soprattutto in un’epoca in cui la relazione diventa ancora più difficile da gestire. Le problematiche dei bambini, ma anche e soprattutto quelle degli adolescenti, si sono acuite con la pandemia. Il covid-19 ha frenato l’entusiasmo, la spensieratezza e la gioia, tutti elementi che hanno sempre caratterizzato gli anni della giovinezza. Ma il virus ha anche impedito le relazioni sociali, inibito le espressioni di affetto e di amore. Ha privato molti adolescenti del rapporto di amicizia, di quella sintonia con i propri coetanei che risulta fondamentale per lo sviluppo della personalità e il passaggio alla vita adulta. I nostri giovani hanno vissuto quasi un anno e mezzo senza compagno di banco, senza l’amico del cuore, senza le confidenze tipiche dell’adolescenza.

La psicopandemia

La vita senza contatto fisico, senza lo sport, senza l’aria aperta può essere devastante, e questo lo sanno bene anche gli adulti. Ultimo, ma non ultimo, la pandemia ha messo tanti studenti, più o meno grandi, duramente alla prova. Per la prima volta infatti, molti si sono confrontati con la malattia grave, se non con la morte, all’interno del proprio nucleo famigliare. Gli psicologi che hanno agito in questi mesi di emergenza riportano un quadro di elevato disagio psicologico tra i ragazzi. Un problema che nasce dalla solitudine, dal senso di abbandono, dalla paura del futuro. Sono frequenti gli attacchi di ansia e di panico tra i giovani, così come sono aumentati gli scatti d’ira e gli sbalzi d’umore. Il presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, David Lazzari, ha parlato di psicopandemia, sottolineando il fatto che in Italia solo 5.000 psicologi, degli oltre 120.000 presenti, (ossia poco più del 4%), lavorano per il Servizio Sanitario Nazionale. 

In che modo gli italiani vedono la figura dello psicologo

Nella nostra cultura lo psicologo è stato spesso visto solo come un sostegno per chi si trova in gravi difficoltà personali, o deve superare un trauma. Fino a qualche anno fa, il 70% degli italiani pensava che non avesse senso andare dallo psicologo. Molti avevano anche vergogna di ammettere di aver bisogno di un sostegno psicologico. Ma cosa accade se quel trauma diventa collettivo, come è stato per il Covid-19? Ecco allora che cambia la percezione di un’intera popolazione e la figura dello psicologo viene riabilitata. Diventa tanto necessaria quanto quella del medico di famiglia. Oggi sono molti gli italiani che andrebbero dallo psicologo per ricevere aiuto. E tra questi sono proprio i giovani i primi a voler chiedere supporto. Partire dalla scuola, e dalle nuove generazioni, rappresenta un modo di aiutare anche le famiglie, che da sole non avrebbero gli strumenti per gestire il disagio psicologico dei figli. Il protocollo d’intesa che il Ministero dell’Istruzione ha firmato nel 2020 con il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi servirà proprio a portare lo psicologo a scuola.

Foto di Valerie Titova su Unsplash

OCL

One thought on “Lo psicologo a scuola”

  1. La figura dello psicologo, a mio avviso, dovrebbe essere sempre presente in un Istituto e non dovrebbe stare rinchiuso in un ufficio in attesa che si manifesti la necessità e/o la richiesta, bensì, si dovrebbe muovere entro il perimetro scolastico e durante le pause, le entrate, le uscite in modo tale da poter osservare le dinamiche e possibilmente prevenire i disagi o malesseri.

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