Il futuro del lavoro sarà l’ozio?

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di Antonella Salvatore

La pandemia da Covid-19 non ha solo ridefinito il mercato del lavoro ma anche i suoi ritmi, e il modo di lavorare. L’iniziale entusiasmo per lo smart working ci ha portato a pensare che in futuro avremmo tutti lavorato da casa, con conseguente riduzione dei costi aziendali e individuali. Tuttavia, dopo diciotto mesi di isolamento, le ricerche dicono che idealmente la gran parte dei lavoratori preferisce l’ufficio, la socialità, il rapporto con i colleghi, pur non disdegnando un giorno o due a casa, in lavoro da remoto. 

L’esperimento della settimana con quattro giorni lavorativi

Ma quello che oggi fa riflettere è la notizia che giunge dall’Islanda circa la settimana lavorativa da quattro giorni, un esperimento portato avanti per quasi cinque anni su 2.500 lavoratori del settore pubblico. Nonostante la riduzione del numero di ore lavorative, il governo ha mantenuto invariati gli stipendi e valutato quindi la performance dei propri lavoratori. La produttività è rimasta la stessa, se non addirittura migliorata. Contemporaneamente, sono di gran lunga cambiate le condizioni di vita personale e professionale degli impiegati coinvolti nell’esperimento. Tutti gli intervistati hanno riportato minore stress, maggiore equilibrio tra vita familiare e lavorativa, e migliore gestione del tempo e delle priorità.

In futuro lavoreremo meno?

L’esperimento islandese non è unico al mondo, ma certo è la prima volta che un governo valuta un cambiamento come questo coinvolgendo i propri lavoratori. Tuttavia, dalla Spagna all’Inghilterra fino alla Nuova Zelanda, sono davvero molte le aziende che stanno facendo test sui propri dipendenti riducendo l’orario lavorativo a parità di stipendio. L’obiettivo è capire se ad una riduzione dell’ore lavorate può corrispondere effettivamente un miglioramento della produttività, con maggiore soddisfazione per il lavoratore, e alleggerimento dei costi aziendali. I pionieri non mancano, come racconta Forbes portando il caso di un imprenditore tedesco convinto che la giornata lavorativa debba essere di sole 5 ore, per 4 giorni a settimana. Questo vuol dire 20 ore di lavoro e non 40, ma ovviamente non può essere applicato a tutti. Servono senso di responsabilità, disciplina, gestione del tempo.

Il lavoro è ibrido

Insomma, quantitativamente parlando, ci stiamo avviando verso un nuovo futuro lavorativo. Lo stesso potremmo dire per quanto riguarda la modalità. Le ricerche condotte in varie parti del mondo indicano che il lavoro del futuro sarà ibrido, prevedendo quindi giornate in azienda e giornate di lavoro da casa. In questi mesi abbiamo capito che lo spazio che ci circonda, l’ambiente, gli arredi, i colori, influiscono sul nostro umore e sulla nostra performance. Gli architetti valutano il redesign degli uffici e degli spazi comuni, e lo stesso sta accadendo per le abitazioni. Nascono le smart cities.

Il futuro del lavoro sarà l’ozio?

Allora viene da chiedersi quale sarà il futuro lavorativo degli esseri umani nell’era post-covid. Probabilmente lavoreremo meno, e in condizioni migliori. Seneca ci ha insegnato che la vita ha due facce, una legata alla contemplazione e l’altra all’azione. La contemplazione ci conduce verso l’ozio, che non è inoperosità, ma semplice attività della mente, e quindi pensiero. Forse un giorno arriveremo ad oziare mentre le macchine agiranno (lavoreranno) per nostro conto. Chissà quindi se il futuro del lavoro sarà l’ozio.

Foto di Andrea De Santis su Unsplash

OCL

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