Care economy e lavori del futuro

care economy lavori futuro

di Antonella Salvatore

Quando si parla di lavori del futuro si fa quasi sempre riferimento a nuove tecnologie e digitale. Ma questo risulta vero solo in parte, soprattutto a seguito degli stravolgimenti portati dalla pandemia. Il coronavirus ci ha scoperti vulnerabili, non solo dal punto di vista fisico, ma anche da quello mentale.

I lavori della care economy rappresenteranno quasi il 40% dei lavori del futuro

La care economy ha già avuto un notevole sviluppo negli ultimi anni e continuerà ad averlo. Tra i fattori di crescita possiamo indicare innanzitutto l’invecchiamento della popolazione nei paesi industrializzati, e la maggiore attenzione che gli individui prestano alla salute e al benessere. Ma soprattutto, la pandemia ha dato il via ad un mercato destinato a espandersi. Ad esempio, la cura che chiediamo per noi stessi e i nostri figli, gli asili, le scuole, il benessere fisico ma anche quello mentale. Chi ha un buon reddito oggi investe su salute, equilibrio mentale, fitness e sulla formazione, per sé e per la propria famiglia. Per capire questo basta leggere “Jobs of tomorrow”, report del World Economic Forum, pubblicato a gennaio 2021. In questa relazione si parla dei lavori di domani. Circa il 40% dei nuovi posti di lavoro è rappresentato da profili della cosiddetta care economy. Stiamo parlando proprio di quel settore che riguarda la cura degli altri; quella dei bambini e degli anziani, terapie, training, benessere, tanto per dare un’idea della vastità di questa industria. 

Competenze tecniche da unire a quelle soft

E anche gli investimenti pubblici vanno in questa direzione. I governi hanno capito che rafforzare il proprio sistema sanitario rappresenta la prima arma per fronteggiare il futuro. A seguire, viene l’istruzione, in particolare lo sviluppo di percorsi di formazione all’avanguardia, che consente di creare i profili professionali necessari per il paese. Sanità ed istruzione, due facce della medaglia care economy. Quali sono i lavori più richiesti dall’industria della cura? Non solo medici e infermieri, come si dice da tempo, ma anche fisioterapisti, preparatori atletici, psicoterapeuti, educatori, coach, tecnici capaci di utilizzare le tecnologie e applicarle al mondo sanitario. La pandemia ha ridisegnato il mercato del lavoro, si richiedono profili con determinate competenze tecniche ma anche con skills trasversali, come empatia, intelligenza emotiva, e attitudine alla relazione. Figure professionali nuove che agiranno in ambiti diversi, ad esempio vendite, marketing, gestione dei dati e intelligenza artificiale per citare alcuni esempi ma anche gestione delle persone, welfare aziendale e acquisizione di nuovi talenti. Anche la care economy, allora proprio come la silver economy, si inserisce da protagonista all’interno del mondo del lavoro post-covid.

Foto di Sriyoga Ashram su Unsplash

OCL

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: