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Italia “sui generi”

Italia generi

di Giosuè Prezioso

Proprio un anno fa pubblicavamo un articolo intitolato Mi dia del ‘lui’ per favore, affrontando diverse tematiche linguistiche e culturali in tema di genere e orientamento sessuale. Ad un anno dallo stesso appuntamento riflettiamo ora sulla situazione in Italia ad oggi, portando in campo diverse rivoluzioni che stanno interessando il nostro paese.

Discriminazione e abusi contro le minoranze nel nostro paese

Ad aprire le danze non può non essere il contestato DDL Zan. Il disegno di legge del politico del PD Alessandro Zan prevede particolari aggravanti per i crimini d’odio e discriminazioni. Pene in realtà già previste nel nostro Codice Civile secondo la legge Mancino del 1993, per reati contro omosessuali, transessuali, donne e disabili. Approvato alla Camera, ma bloccato in Senato, il DDL cerca di allinearsi a provvedimenti similari che in altri paesi, sin dagli anni ‘60, proteggono queste categorie di persone. E prendendole singolarmente, per ognuno di questi gruppi ci sono dati allarmanti. Nel 2019 si registrava infatti una violenza o un abuso contro membri LGBTQI+ ogni due giorni, salendo del 33% rispetto al 2018. Nel 2020 le vittime di femminicidio sono state 91, una ogni tre giorni, e con un aumento dal 76,8 all’84,6% in un anno. Tra il 2015 e il 2018 il centro antidiscriminazione Franco Bomprezzi (CAFB) per la disabilità ha registrato oltre tremila segnalazioni, mediamente tre abusi al giorno. La mobilitazione nel paese è stata massiva. Ha coinvolto politici, celebrità, artisti e utenti dai social media, con una risposta generosa e diversificata (top-down e bottom-up), che ha addirittura interessato le comunità giornalistiche internazionali.

Le reazioni locali a supporto delle donne

In parallelo alla politica hanno altresì preso forma operazioni concrete su base volontaria di compagnie, enti locali e professionisti, che hanno innescato reazioni di orgoglio e gradimento in diversi segmenti della società. L’iconica enciclopedia Treccani, per esempio, ha cancellato dal proprio repertorio tutti i termini offensivi collegati al lemma ‘donna’. Il comune di Castelfranco Emilia, in provincia di Modena, ha iniziato ad impiegare lo schwa (ə), la lettera che neutralizza il genere alla fine di una parola. Questo per essere più inclusivo ed evitare discriminazioni linguistico-comunicative. E diversi comuni italiani hanno gradualmente adottato una meno recente pratica di garantire servizi taxi gratuiti, o scontati, per donne che rincasano in orari serali. Nel Lazio è stata recentemente approvata una normativa che consente a donne sopravvissute a mastectomie di usufruire gratuitamente di operazioni estetizzanti (piercing e/o tatuaggi) per coprire le aree interessate. Infine, nelle isole di Ischia e Procida, le donne malate di cancro potranno beneficiare di parrucche coprenti interamente finanziate dalle comunità locali.

La fotografia del paese

Queste tensioni fra negazione e approvazione, empatia e individualismo, genere dominante e minoranze esacerbano un’immagine dell’Italia “sui generi” alquanto bipolare e frammentata. Quando azioni come quelle su citate raggiungono televisioni, post e conversazioni in-formali fra connazionali, l’Italia può virtualmente dipingersi come una realtà che in effetti progredisce. Un paese che si reinventa e garantisce comprensione. Ma poi, parallelamente, il nostro paese mostra tanta discriminazione. Ogni giorno almeno tre disabili riportano un abuso. Ogni due lo fa una persona LGBTQI+ e ogni tre una donna muore per mano di un uomo.

OCL

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