Lavoro, l’equilibrio precario delle madri

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di Antonella Salvatore

In un suo recente discorso il primo ministro Mario Draghi ha parlato di mercato del lavoro “ingiusto”, che penalizza soprattutto le donne e i giovani. Parliamo allora delle lavoratrici, e in particolare delle madri.

Il mercato del lavoro e l’esercito delle “equilibriste”

La pandemia ha portato via il posto di lavoro a 249.000 donne, 96.000 delle quali sono mamme. Il recentissimo rapporto di “Save the children “Le equilibriste. La maternità in Italia nel 2021”, parla di quelle lavoratrici, mamme, con bambini da gestire, senza aiuto e servizi per la famiglia. Il report racconta l’equilibrio precario delle donne e mostra un vero “esercito involontario del focolare”. Si tratta di donne costrette a restare a casa per accudire i figli, non solo perché i lavori mancano, ma anche e soprattutto perché mancano i servizi (asili, nidi) o perché il supporto alle famiglie è troppo costoso. Se l’Italia non è un paese per donne, men che meno è un paese per essere madri. Sono quasi sempre le donne a dimettersi per poter accudire i figli e la famiglia. Nel rapporto Save the Children si legge che tra il 2011 e il 2019 il 72,9% dei genitori che hanno interrotto il rapporto di lavoro sono donne, contro il 27,1% degli uomini. Un paese maschio-centrico il nostro, in cui è implicito il fatto che quando occorre sacrificarsi per la famiglia debbano essere necessariamente le donne a farlo. Lo smart working non ha facilitato la situazione, anzi, l’ha aggravata.

In che modo aiutare le madri a restare nel mercato del lavoro?

Prima dello scoppio della pandemia solo il 13,2% dei bambini frequentava un asilo nido pubblico. Nella legge di Bilancio 2020 sono stati stanziati fondi da destinare ai comuni per la creazione di infrastrutture volte proprio ad accogliere bambini di età inferiore ai cinque anni. Asili nido, scuole primarie e servizi simili. sono fondamentali per dare supporto alle famiglie, in particolare alle madri. Secondo l’Osservatorio di Conti Pubblici Italiani gli asili italiani coprono il 25% del fabbisogno nazionale, mentre l’obiettivo europeo è pari al 33%. Il secondo aspetto su cui concentrarsi è quello del congedo di paternità. Nel 2019 solo 135mila padri hanno utilizzato questo strumento per aiutare le mogli/compagne nella gestione dei figli. La Legge di Bilancio 2021 ha portato il congedo dei papà da 7 a 10 giorni, che rappresenta il minimo richiesto dall’Unione Europea. Stiamo parlando comunque di briciole a confronto dei cugini spagnoli, migliori in Europa e non solo, con ben 16 settimane di congedo per mamme e papà, allo stesso modo, senza distinzione. Infine, l’Italia dovrebbe valutare un maggiore supporto per le famiglie con bimbi piccoli, a partire ad esempio dallo stesso reddito di cittadinanza.

Il mother’s index, la condizione delle madri in Italia

Infine, il report “Le equilibriste” illustra il mother’s index, un indice di misurazione della condizione delle madri nel nostro paese. Questo elemento si calcola tenendo conto di tre aspetti. Il primo, la cura, l’indice di fecondità e il lavoro all’interno della coppia. Il secondo, essenzialmente legato al tasso di occupazione femminile. Il terzo infine, rappresentato dai servizi per l’infanzia, messi a disposizione nell’area geografica di riferimento. Il valore del mother’s index si calcola tenendo conto di questi parametri e mostra delle disparità enormi tra nord e sud. Guidano la classifica le provincie autonome di Bolzano e Trento, mentre sono fanalino di coda Calabria e Campania, tra le regioni peggiori in Europa per essere madri. Un’Italia su cui impegnarsi quindi, anche da un punto di vista sociale e famigliare. Occorre favorire lo sviluppo dei servizi alla famiglia per poter consentire alle donne di lavorare e per aiutare la ripresa delle nascite nel nostro paese.

Foto di Standsome Worklifestyle su Unsplash

OCL

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