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Franchising e licensing, differenze

franchising licensing

di Andrea Ciancarelli

Nell’immaginario collettivo “franchising” è un concetto sfuggente, uno di quelli che pensiamo di avere chiari finché non ci troviamo davvero ad averci a che fare.

Franchising non significa necessariamente rete di negozi

In linea di massima è comunque un’idea legata al concetto di rete. Spesso ne parliamo quando facciamo riferimento a tutti quei brand che si espandono in un territorio. É piuttosto comune pensare che se hai più di un negozio, devi essere un franchising ma non è sempre così. E il caso ad esempio di molti marchi che preferiscono mantenere la titolarità di ogni singolo punto, indipendentemente da dove siano dislocati territorialmente, centralizzando di fatto la gestione della rete e chiudendo completamente le porte ad eventuali affiliati. In pratica ogni negozio appartiene alla stessa società. Scopriamo allora che “rete” non è sempre sinonimo di “franchising”. 

Licensing e franchising, differenze

Quando si decide di aprire la propria espansione anche ad altri imprenditori e di decentrare quindi lo sviluppo del brand, ci sono due metodi che si possono utilizzare. Due contratti che però vengono spesso confusi tra loro: il franchising e il licensing. Il licensing è un contratto con il quale un’azienda fornisce ai propri licenziatari l’uso di un marchio per una determinata attività, impartisce delle direttive utili e vincolanti e indica loro la “personalità” del brand. Si parla di licenziatari, non di affiliati. E questo perché nel licensing l’aspetto fondamentale ricade sull’immagine, sul brand in senso stretto. Un esempio potrebbe essere l’accordo con cui il marchio X autorizza produttori terzi Y a creare dei portachiavi con il proprio logo, sempre e comunque rispettando determinate linee guida. I licenziatari Y in questo caso, godono di una grande indipendenza e hanno libertà di movimento nella gestione della propria attività (nel nostro esempio, la creazione, la distribuzione e la vendita dei portachiavi).

Il valore del know-how nel franchising

Il franchising invece, trova la sua essenza nella trasmissione di un know-how. L’uso del brand e ogni sua declinazione restano comunque un aspetto fondamentale del contratto. Tuttavia, diventa di vitale importanza, oltre che legalmente indispensabile, la trasmissione di un vero e proprio “saper fare” che deve necessariamente essere (come previsto da legge) sostanziale, segreto e individuato, per questo raccolto in un apposito manuale operativo. É importante capire quindi che franchising e licensing sono ben distinti; due contratti con finalità totalmente differenti. Quando un imprenditore si lancia nel mondo della replicabilità, non è raro che si improvvisi nel tentativo di strutturare una nuova rete in maniera del tutto autonoma. In questo modo rischia di commettere più di qualche errore, arrivando a creare un accordo che non risulta essere franchising ma neppure licensing. Il problema è che il licensing non prevede tutele o trasmissioni di know-how.

Il contratto in franchising

Quando si decide di creare una nuova rete, dove il know-how ha tutta l’importanza del caso, sviluppare un contratto di simil-licensing può creare danni non poco rilevanti. E come si evita di cadere in questo errore? Assumendosi la responsabilità di far redigere un contratto di franchising ad arte, evitando così di sottoscrivere altri tipi di accordi che lasceranno sicuramente adito a liti e contenziosi. Il problema è che spesso ci si accorge tardi dell’errore. E questo perché, di fatto, un contratto di affiliazione è come una specie di assicurazione. Si firma, si ripone in cassetto e finché tutto procede come deve ce ne possiamo anche dimenticare. Ma se dovesse insorgere qualche problema, è allora che un buon contratto deve poter fare il suo lavoro.

Foto di Clark Tibbs su Unsplash

OCL

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