Le città del futuro

città futuro

di Antonella Salvatore

Come saranno le città del futuro? E come dobbiamo ripensare gli spazi dopo la pandemia? Quello che è certo è che le città non saranno più le stesse, e le nostre abitazioni saranno diverse.

La “forza magnetica” delle città

Nel corso della chiusura della Scuola di Servizio Civico fondata da Francesco Rutelli,  lunedì 12 aprile, è intervenuto l’architetto, ingegnere e urbanista Carlo Ratti, tra le altre cose autore del padiglione italiano presso l’EXPO di Dubai. Ratti ha parlato della “forza magnetica” dei centri urbani. Una forza che continuerà ad attirare abitanti nei prossimi anni, e a favorire lo sviluppo delle città a discapito dei borghi. Il noto architetto ha anche parlato del ruolo degli uffici: essi continueranno ad esistere e a funzionare. I luoghi di lavoro torneranno ad essere ambienti di relazione. Lo smart working, lo abbiamo visto, non è stato promosso a pieni voti in questa pandemia. La mancanza di privacy, l’assenza di relazioni e di rapporti coi colleghi, la sovrapposizione tra vita lavorativa e vita personale ci hanno fatto capire, soprattutto nel nostro paese, che il lavoro da remoto può funzionare uno o due giorni a settimana. Per il resto del tempo, lavoratori e aziende sembrano concordi sul voler tornare negli uffici.

Ripensare gli spazi

La tesi sostenuta da molti, di tornare a vivere nei borghi e valorizzare i piccoli centri, non sembra allora essere il futuro che ci aspetta. Nella realtà quello che dobbiamo forse pensare è come ridisegnare gli spazi interni ed esterni, quelli delle nostre abitazioni e quelli delle nostre città. Case più confortevoli e più ampie sembrano necessarie per garantire la migliore convivenza possibile. E da un punto di vista esterno servirà ripensare gli uffici, che saranno non solo luoghi di lavoro ma di socialità. Così come sarà necessario definire gli spazi verdi, le aree comuni, e rendere i servizi digitali e fruibili, alla portata di tutti. Città tecnologicamente avanzate, ma anche sostenibili e che aiutino la relazione con l’altro. Ce lo dimostra l’esperimento di Toronto, città digitale, che non sembra aver funzionato perfettamente. 

Le 15-minute city

Infine, puntando lo sguardo al futuro, parliamo anche di 15-minute city, ossia città con mobilita sostenibile. In questi centri i cittadini possono trovare tutti i servizi di cui hanno bisogno senza dover percorrere più di un quarto d’ora, a piedi o in bici. Parliamo di luoghi che dovrebbero consentire un miglioramento delle condizioni di vita e del benessere degli individui, unitamente ad una notevole riduzione del traffico (e di conseguenza del grado di inquinamento). Ma le città da 15 minuti sono anche centri capaci di favorire lo sviluppo delle relazioni umane, il senso di comunità e la solidarietà tra gli individui. E allora, che sia una metropoli, una 15-minute city o un borgo, ricordiamoci che l’era post-covid è arrivata. E con essa è arrivato il tempo di ripensare il modo di vivere le relazioni e ridisegnare gli spazi da abitare.

Foto di sergio souza su Unsplash

OCL

One thought on “Le città del futuro”

  1. La pandemia e lo smart working sono le grandi occasioni perse dai piccoli borghi.
    Molti proprietari di seconde case avrebbero certamente desiderato “evadere” dagli spazi angusti degli appartamenti di città, dove è difficile isolarsi dagli altri familiari per lavorare o studiare. O almeno avrebbero desiderato alternare qualche settimana in città e qualche settimana al paese di origine.
    Il problema ancora oggi è la disponibilità della connessione.
    Come fai a lavorare in un piccolo borgo dove la rete ha una qualità pessima?
    La fibra ottica non è una soluzione. Per un lavoro intermittente occorrono flessibilità e velocità nella attivazione e disattivazione. Solo con un buon collegamento dati radiomobile si riuscirebbe a navigare “on demand”.
    Il paradosso è questo: la città ha una “forza magnetica” perché garantisce la socialità on line, socialità nel lavoro, nello studio e nelle relazioni personali.

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