Il “parentese” in era Covid

parentese

di Antonella Salvatore

Recentemente si parla molto di scuola e studenti, ma la categoria dei neonati o bimbi nella prima infanzia viene spesso completamente trascurata.

Parlare “parentese” in era Covid stimola lo sviluppo

Cominciamo dal “parentese”, che prende il nome da parents (genitori), e indica appunto il linguaggio che i genitori dovrebbero adottare con i propri piccoli nell’età della prima infanzia. Numerosi studi hanno rivelato che i neonati e i bambini che parlano per primi, e in modo corretto, e che poi avranno maggiore successo a scuola, sono i figli di coloro che parlano il parentese. Questo termine si riferisce ai genitori che comunicano in modo chiaro, usano la grammatica correttamente, e modulano la propria voce, cambiando il tono quando necessario. Per chiarezza, immaginiamo di essere ad una presentazione di lavoro. Siamo costretti a parlare correttamente e senza errori; facciamo pause per far capire un concetto, alziamo e abbassiamo il tono della voce in base al valore di quello che stiamo dicendo. Parentese significa esattamente questo.

Il nostro linguaggio può fare la differenza

In opposizione a questo tipo di linguaggio troviamo il cosiddetto “baby-talk”, la lingua dei bambini, largamente usata dai genitori di tutto il mondo soprattutto in epoca di pandemia. Un modo di parlare che induce i grandi a modificare le parole, a renderle buffe, e spesso incomprensibili, a creare nuove espressioni. Un linguaggio all’apparenza più dolce e più protettivo nei confronti dei bambini. Ma questa modalità non favorisce lo sviluppo dei piccoli, non li avvantaggia nella lingua parlata così come farebbe invece il parentese. I genitori sono i primi a parlare ai propri figli appena nati e per questo quello che dicono ha un impatto fondamentale, ancora di più in epoca Covid. Gli adulti possono raccontare cosa fanno dentro casa, parlare con i figli in auto o mentre sono al supermercato. Ma scegliere la modalità adulta, invece che il linguaggio bambino, stimola il cervello del piccolo, facilita l’apprendimento delle parole e lo sviluppo del linguaggio.

Aiutare i più piccoli in era Covid

Il momento Covid e il lockdown hanno un impatto su tutti i genitori e per questo non aiutano lo sviluppo dei neonati. Tuttavia, anche se l’interazione con il mondo esterno risulta notevolmente ridotta, è importante fare in modo che questa mancanza di socialità e di stimoli non ricada sui più piccoli. Il dialogo continuo, il linguaggio corretto e la creazione di giochi e momenti nuovi all’interno delle mura di casa, possono rappresentare il giusto antidoto alla assenza di relazioni extra-familiari. Ultimo, ma non ultimo, la musica. Essa stimola l’apprendimento nella fase di prima infanzia, aiutando i piccoli a riconoscere i suoni e anticipare il ritmo. E il linguaggio, proprio come la musica, ha un proprio ritmo.

Foto di Javier de la Maza su Unsplash

OCL

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