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La robotica ci cambia la vita

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di Andrea Bellezza

Molte sono le opportunità derivanti dalla robotica intesa come tassello della rivoluzione 4.0. Almeno altrettante sono le sfide e le minacce, a volte gravose, che tale cambiamento pone al sistema economico e politico.

L’impatto della robotica su leggi e sistema tecnico-educativo

Intanto siamo in un territorio vergine, ove di fatto non esistono standard di qualità consolidati, procedure, e tantomeno norme attuali. Questo provoca un basso coinvolgimento, se non addirittura una più o meno celata ostilità al cambiamento, in molti dei portatori di interesse, soprattutto istituzionali. Molti dunque faticano a seguire il ritmo di questi mutamenti e, soprattutto, a prevenirne i rischi economici e sociali. In tal senso è necessario anche riscrivere o ampliare alcuni fondamenti del diritto, rivedendo ad esempio i concetti di responsabilità giuridica e proprietà intellettuale. In ambito scientifico, tecnico ed educativo, assistiamo a una sovrapposizione di operatori e procedure, che alimenta una certa confusione diffusa, soprattutto sul tema delle competenze effettivamente necessarie. Naturalmente la generale incertezza per gli effetti economici, nonché l’ineluttabile trasformazione del lavoro, con la perdita occupazionale che i dati ci stanno già affrescando. E, come se non bastasse, l’enorme impatto che tutto ciò ha sul fronte dell’etica pratica – se un robot sbaglia, di chi è la colpa?

La robotica ci cambia la vita

Se il sistema politico-economico è incerto e ondeggia come spesso tra posizioni apocalittiche o integrate, i consumatori invece si muovono tra indifferenza a tratti fatalista ed esaltazione da alta tecnologia trendy. La robotica è infatti uscita dal solo mondo industriale. Imperversa a vari livelli nei media e in soluzioni di largo consumo, che hanno prezzi ormai accessibili e performance tutto sommato accettabili. La robotica educativa, quella per la medicina, la sorveglianza, la domotica, il controllo remoto. Ma anche macchine da compagnia o intrattenimento o, più semplicemente, il robot giocattolo e quello aspirapolvere. Tutto questo evidenzia che queste tecnologie da invenzioni stanno diventando innovazioni, stiamo vivendo il passaggio dell’adozione diffusa, che ne sancisce la pervasività nelle nostre vite.

La confusione tra industria 4.0 e digitale

Se per i grandi operatori è abbastanza chiara la distinzione tra terza e quarta rivoluzione industriale, tra i piccoli operatori e i consumatori persiste una certa ambiguità. Questo porta il 4.0 a essere confuso spesso con la chiacchieratissima trasformazione digitale, anche qui con qualche inevitabile distorsione. I cambiamenti delle tecnologie digitali non sono infatti tecnici – usiamo queste tecnologie da tempo, bensì sono cambiamenti sociali, politici, economici. La trasformazione digitale non è usare gli strumenti digitali, anche perché si spera questo sia già passato. Significa ideare, pensare, progettare, gestire con un mindset digitale, ovvero un sistema di atteggiamenti e comportamenti che introietti anche, si badi bene anche e non solo, il sistema digitale.  

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

OCL

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