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Un lavoro a misura di giovani

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di Silvia De Angeli

A causa della pandemia stiamo ripensando, ridisegnando e trasformando il mondo del lavoro. Purtroppo, per alcuni. Per fortuna, per altri. E tra questi alcuni e questi altri ci sono i giovani, forse un po’ troppo messi da parte. 

I giovani, assenti dal dibattito sul lavoro

Le ragioni? Ovviamente la risposta che arriva dall’alto è non hanno esperienza. In Italia, dove a volte anche per iniziare un tirocinio vengono richiesti anni di esperienza, in un Paese dove l’istruzione viene messa in coda, in attesa, i ragazzi hanno bisogno di ascolto. Nella discussione tra i professionisti di oggi manca l’opinione di coloro che saranno i lavoratori di domani: una lacuna incolmabile. Da nord a sud è in corso un acceso dibattito sulle modalità di lavoro agile. E sono proprio i giovani, i nativi digitali, a comprendere meglio il concetto di lavoro smart, quello che riguarda autonomia e flessibilità e si discosta dal banale lavorare da casa, in remoto. 

Cosa chiedono le nuove generazioni

I giovani chiedono questo: elasticità mentale, responsabilità, confronto intergenerazionale. Non vogliono affatto la chiusura degli uffici ma immaginano e progettano spazi nuovi, in cui la creatività, la condivisione e il benessere personale vengano messi, concretamente, al centro. Nonostante i disagi economici e sanitari senza precedenti causati dalla pandemia, i millennials e la generazione Z esprimono determinazione e visione per costruire un futuro migliore, tanto che Deloitte li definisce “generazioni resilienti”.  Resilienti, e non fragili, impreparati, vulnerabili. Il Covid-19 ha rafforzato nei giovani il desiderio di contribuire a guidare un cambiamento positivo nella società.

Parola d’ordine, sostenibilità

Le nuove generazioni sollecitano aziende e governi a fare lo stesso, mettendo veramente le persone al centro e dando priorità alla sostenibilità. La metà dei giovani intervistati da Deloitte vuole diminuire il livello di ansia presente nella società. Una buona parte afferma che proteggerà e supporterà più attivamente le aziende, in particolare i venditori locali più piccoli, a patto che questi rispettino i loro valori, in primis la tutela ambientale, il rispetto dalla diversità e l’inclusione. Anche OneDay, attraverso l’osservatorio “Smart Working: il punto di vista di GenZ eMillennials”, ha reso noto che ben il 70% dei giovani ritiene fondamentale godere di autonomia e di orari flessibili. 

Un lavoro a misura di giovani

Il lavoro del futuro, poiché specchio delle esigenze dei futuri smart workers, metterà al centro la cultura, quale collante per ogni azienda, l’intelligenza emotiva, valorizzando i sentimenti e le caratteristiche personali, e la fiducia,sostituendo il controllo con forme di supporto e motivazione. Solo coinvolgendo i giovani nel cambiamento si può dar vita ad una nuova normalità, in cui non importa da dove ma come si lavora. Inoltre, tutto questo sarà caratterizzato da elasticità mentale e strutturale​ e da dinamicità. Non basterà più entrare nel mondo del lavoro, ma bisognerà agire quotidianamente per creare valore nella propria professione, comprendere il cambiamento e migliorarlo. I giovani vogliono una realtà accelerata, che includa senza alcuna distinzione il binomio che definiamo, erroneamente, reale-virtuale. Si lavorerà in luoghi sempre meno fisici, meno tangibili, andando oltre ad ogni confine geografico, linguistico e culturale.

La ricerca del benessere fisico e mentale

Guarderemo al nostro benessere psico-fisico, perché abbiamo compreso come la salute sia di primaria importanza. Preferiremo la gentilezza, che stiamo cominciando a considerare una risorsa strategica. Gentilezza (dal latino “gentilis”, che significa “appartenente alla stessa gens”, ovvero “della stessa stirpe, parente”), intesa come appartenenza, accoglienza e assenza di giudizio. Vi sarà work-life balance, o forse si supererà anche questo rigido binomio, per un concetto globale e inclusivo di vita. I ragazzi immaginano così il nuovo mondo del lavoro: clima positivo, ambiente inclusivo, atteggiamenti amichevole e premurosi, rapporti di fiducia e collaborazione. Meglio di chiunque altro i giovani hanno compreso che l’automazione non va temuta ma governata e apprezzata, poiché creerà nuove competenze, permettendoci di cogliere le nuove opportunità.

Generazione Z e tecnologie

Nello studio “The changing nature of work and skills in the digital age” emerge come ad essere più esposti al rischio automazione sono i lavori maggiormente routinari, basati su una scarsa interazione sociale. Nei prossimi anni aumenteranno le professioni legate all’intelligenza artificiale, ai big data e allo sviluppo di proposte tecnologiche. A livello generale, si può affermare che i giovani di oggi, con un livello medio di istruzione più alto rispetto alle generazioni passate, sono propensi a svolgere lavori che implicano un elevato utilizzo di abilità sociali e interpretative, unite a competenze tecnologiche. I giovani chiedono dunque possibilità e opportunità. Vogliono orientarsi, formarsi e crescere. Lifelong employability, lifelong learning. Loro lo hanno capito: l’unica costante del lavoro del futuro è il cambiamento, e le persone al centro di questo. Sul tavolo del Governo, nella redazione del piano per il Recovery Fund da presentare a Bruxelles entro ottobre, non possono mancare provvedimenti concreti in favore della prossima generazione. Abbiamo oggi l’occasione di costruire il lavoro di domani, non sprechiamola.

Foto di Anthony Intraversato su Unsplash

OCL

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