Impresa, imparare a perdere

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di Andrea Ciancarelli

L’impresa di per sé comporta sempre dei rischi e, forse, oggi più che mai. Ogni imprenditore che si rispetti sa bene che deve concentrarsi sul progetto, prendere tutte le precauzioni del caso, studiare il suo brand, impostare un buon business plan, i piani di marketing e tutto quello che gli può essere più congeniale. Eppure, alla fine, qualcosa può sempre andare storto.

Merito, competenze…fortuna

Non si tratta solo di merito o demerito e chi nega che per il successo di un’impresa sia necessario anche un pizzico di fortuna, mente solo a se stesso. Possono essere tanti i motivi per cui un’impresa non riesce a partire. Ma può anche accadere che nonostante il successo iniziale, a un certo punto, il vento cambi improvvisamente e le cose smettono di girare per il verso giusto. Insomma, se facciamo impresa dobbiamo essere consapevoli del fatto che le cose potrebbero non andare e che questa eventualità fa sempre e comunque parte del gioco. Del resto, come diceva Churchill: “il successo è l’abilità di passare da un fallimento all’altro senza perdere l’entusiasmo”.

Accettare la sconfitta

Permesso che non c’è nulla di male nel veder fallire un proprio progetto e che dubito ci siano imprenditori navigati che non siano mai passati per questo triste capitolo, altra cosa è continuare a perseverare ciecamente nell’illusione che prima o poi le cose torneranno a girare. Ovviamente, questo non vuol dire che dobbiamo arrenderci alla prima difficoltà, ma che esiste nella storia di ogni impresa un punto di non ritorno, superato il quale bisogna avere il coraggio e la serenità di accettare la sconfitta. Dobbiamo sempre tenere presente che l’impresa è un “tentativo” e che l’incertezza della sua riuscita è un aspetto che in nessun modo possiamo cancellare. Ed è anche questo, forse, uno dei motivi per cui fare impresa non è proprio da tutti. Chiariamo anche che “accettare la sconfitta” non vuol dire necessariamente smettere di tentare, ma più semplicemente prendere atto del fatto che uno specifico progetto non ha avuto le sorti che speravamo e che può essere arrivato il momento di rimettersi in gioco su altro. I veri guai arrivano invece quando facciamo fatica ad accettare la sconfitta e continuiamo imperterriti a gettare semi nel deserto.

Non investire più di quanto non sei disposto a perdere

Dal mio punto di vista, l’impresa è uno di quegli insiemi di fattori che, lavorando in sinergia, creano quel famoso valore aggiunto superiore alla loro semplice somma, un circolo virtuoso che si autoalimenta, si autosostiene e si ottimizza e molto spesso, nel migliore dei casi, crea sempre più valore. Il problema è che questo circolo può invertirsi, e quando lo fa, diventare vizioso, una spirale che ci spinge verso il basso peggiorando la nostra posizione ancora e ancora. L’abilità di un buon imprenditore è anche quella di interrompere questa spirale prima che sia troppo tardi. Capire quando questo momento sia arrivato sta alla sensibilità di ogni imprenditore. Nelle mie avventure imprenditoriali, per tenermi al riparo da questo pericolo, ho sempre cercato di tenere a mente due fattori. Innanzitutto, mai innamorarsi del proprio business. Ciò non vuol dire non mettere passione in quello che facciamo, ma che dobbiamo evitare di diventare ciechi di fronte al reale andamento della nostra attività.
Se si dice che l’amore è cieco, nell’impresa non possiamo permettercelo. Il secondo aspetto è una regola d’oro che raccomando sempre anche a tutti i miei clienti: non investire mai più di quanto tu non sia disposto a perdere. Ecco, se proprio vogliamo tentare di identificare un quantum, una soglia limite oltre la quale non dobbiamo proprio andare, questa potrebbe essere proprio il raggiungimento di quel capitale che eravamo disposti a perdere.

È davvero facile fare impresa quando tutte le cose vanno per il verso giusto, ma è altrettanto vero che, rubando una citazione ad una famosa serie televisiva, “un mare calmo non ha mai fatto buoni marinai”.

Foto di Hello I’m Nik su Unsplash

OCL

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