Il packaging in ambito food

packaging

di Andrea Ciancarelli

Quando parliamo di “packaging” non tutti hanno le idee chiare. In genere, molti imprenditori lo confondono con la scatolina che usiamo per impacchettare i prodotti o con la shopper con cui i clienti se li portano via.

Differenze tra package e packaging

Se anche per voi il packaging è un concetto piuttosto vago, forse è arrivato il momento di fare un po’ di chiarezza. Iniziamo con il precisare che package e packaging non sono la stessa cosa. C’è molta confusione sui termini e quindi anche sull’attività che questi rappresentano. È lo stesso fraintendimento che c’è tra branding e brand. Quando parliamo della scatola, del contenitore in cui è incartato il nostro prodotto, parliamo di package (o anche di pack). Il packaging invece è qualcosa di più complesso e che, soprattutto nel momento attuale e nel mondo del food, tutti i marchi (a partire da quelli in franchising) dovrebbero necessariamente approfondire. Il packaging infatti è una vera e propria branca del Marketing che studia e progetta i package (i contenitori) in modo che possano apportare strategicamente un valore aggiunto alle vendite, al prodotto e all’esperienza vissuta del cliente.

Lo studio del packaging in ambito food

Parlando di food, lo studio del packaging deve prevedere un package che sia comodo da trasportare, che ci permetta di mangiare senza troppe complicazioni ma, al tempo stesso, esalti il prodotto in sé, lo renda riconoscibile e crei quindi un senso di fidelizzazione e appartenenza nei nostri consumatori. Il tutto preferendo materiali sostenibili e biodegradabili e senza andare ad incidere in maniera eccessiva sul nostro food-cost. Appare chiaro che si tratta di un processo tutt’altro che banale. Forse è anche questo il motivo per cui, nonostante l’incredibile spinta che il Covid ha dato a delivery e take-away, molti imprenditori sono ancora restii a fare un vero e proprio salto di qualità da questo punto di vista e fanno davvero fatica ad inserire il packaging nel loro piano di costi in maniera stabile. Eppure ormai è evidente che il mercato del food è cambiato, e cambierà ancora nel corso del tempo e sempre più velocemente.

Il modello “dark-kitchen”

Già prima del Coronavirus le piattaforme di delivery evidenziavano una costante crescita e si iniziava a parlare di dark-kitchen come il nuovo modello del futuro. Il Coronavirus, da questo punto di vista, non ha fatto altro che accelerare le cose. Non serve uno studio per accorgersi che la presenza nei locali è scesa drasticamente e sempre più persone scelgono di farsi portare i pasti a casa o in ufficio piuttosto che consumare nei locali. I meno avvezzi alla tecnologia passano comunque in negozio, ma ordinano e portano via. Perdono quindi d’importanza il look-and-feel, gli allestimenti e le personalizzazioni dei locali, e di conseguenza anche l’influenza che questi riuscivano a trasmettere ai clienti da un punto di vista di marketing, di fidelizzazione e di appartenenza. Da imprenditori però non possiamo permetterci di perdere la nostra presa sui clienti. La nostra comunicazione deve quindi passare per il packaging, per una nuova strategia che punti a catturare il cliente attraverso il package il quale diventa, quindi, un elemento essenziale nell’esperienza di consumo del prodotto stesso. Non possiamo pensare di continuare ad incartare i nostri piatti e i nostri prodotti in un foglio di alluminio o in carta alimentare. Dobbiamo iniziare a pensare a box biodegradabili e brandizzati che permettano ai clienti di mangiare agevolmente anche in strada. L’esperienza ormai è tutto e il prodotto, per quanto importantissimo, non è più l’unico aspetto su cui focalizzarsi. Il packaging è marketing, è comunicazione applicata direttamente al prodotto e fonde il package con l’alimento stesso rendendolo un prodotto unico, un insieme composto da contenitore e contenuto e dove questi seguono i criteri, la filosofia e lo stesso specifico, caratterizzante modo di fare food. In questo periodo, ogni attività di ristorazione ha dovuto rivedere il proprio menu, i propri ingredienti, i procedurali e le modalità di vendita dei prodotti.

È ormai chiaro che chi ha avuto la lungimiranza di pensare anche ad una nuova strategia di packaging si ritroverà presto con un vantaggio competitivo schiacciante su chi invece non ne ha ancora capito l’importanza.

Foto di Yu Hosoi su Unsplash

OCL

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