Il business plan, progetto d’impresa

business plan

di Andrea Ciancarelli

In rete c’è un po’ di tutto su come scrivere un Business Plan. Si va dalle guide ai manuali e ai siti internet con modelli precompilati, e ognuno propone una propria visione.

Progettare un’impresa

Per quanto esista una struttura di base del documento, non c’è un’impostazione universale valida per tutti, perché, in fin dei conti, un Business Plan serve a progettare un’impresa e ogni impresa avrà sempre necessità, focus e criticità diversi. È necessario allora creare un documento redatto a misura, cucito sul progetto che vogliamo realizzare. Quando si parla di piccole imprese, così come di franchising, tutto risulta più semplice. La tendenza però è quella di semplificare troppo, ed ecco che nascono documenti incompleti e con lacune progettuali decisamente importanti. Proviamo allora a ripercorrere quelli che sono i passaggi chiave che spesso vengono sottovalutati. Nessuna linea guida definitiva e assoluta quindi, ma semplicemente una piccola check-list degli elementi che proprio non possiamo dimenticare.

I punti chiave di un business plan

Partiamo dall’introduzione. È un passaggio spesso ritenuto banale, ma dobbiamo ricordarci che un Business Plan è un documento per uso tanto interno quanto esterno e che, per i lettori non coinvolti nel progetto, spiegare a grandi linee l’idea da cui questo nasce può fare la differenza. Provate a pensare a una Banca che deve valutare l’erogazione di un finanziamento o a un Imprenditore che volete coinvolgere, magari facendolo diventare Socio. Successivamente, con l’Analisi di Mercato iniziamo a guardarci intorno. Dobbiamo capire come si muove il settore nel quale vogliamo entrare, i trend, gli andamenti e approfondire quello che ci interessa, esplorando le varie strategie, come ad esempio il franchising. Altro punto focale è composto da Vision e Mission che sono tra le parti più trascurate in fase di realizzazione. Eppure sono elementi fondamentali e definiscono la scelta della domanda a cui vogliamo rispondere. La Vision inquadra l’obiettivo dell’impresa e la Mission il modo in cui l’impresa vuole raggiungere quell’obiettivo. L’evoluzione naturale di Vision e Mission è la definizione dei Prodotti o dei Servizi che vogliamo proporre al mercato in risposta alla domanda che abbiamo deciso di soddisfare. Contestualmente, sarà importante definire le caratteristiche dello spazio che ospiterà la nostra attività (un negozio, un ufficio, un locale, il web).

Rispondere alla domanda del mercato

Decisa la domanda, deciso il format con cui rispondere alla domanda, è necessario fare una piccola analisi del target, ossia di quelle persone che potrebbero avanzare quella domanda e che potrebbero avere le esigenze che vogliamo soddisfare. Questo è un altro step chiave del processo. Capire quale sia il target ci permette di definire tantissimi aspetti della nostra attività, dal semplice orario di apertura al tipo di prodotto o servizio, al look-and-feel fino a tutta la Brand Identity. La SWOT è uno dei miei passaggi preferiti. SWOT è l’acronimo di Strengths, Weaknesses, Opportunities e Threats, che spesso traduciamo con Punti di Forza, Punti di Debolezza, Opportunità e Minacce. I Punti di Forza e le Opportunità racchiudono tutti gli aspetti positivi inerenti rispettivamente al nostro progetto e a quegli aspetti del mercato che ci sono favorevoli. Punti di Debolezza e Minacce sono i tasti dolenti, e sono proprio quelli che dobbiamo approfondire. Analizzando i Punti di Debolezza del nostro progetto e valutando quelle che sono le minacce che possono derivare dal mercato emergono le criticità della nostra idea che, se valutate con obiettività, possono essere affrontate in fase preliminare e sicuramente attenuate.

Concorrenza e studio di fattibilità

Lo step successivo è quello di inquadrare i Competitor migliori del settore con lo scopo di fare un’analisi comparativa (un Benchmark) per cogliere eventuali errori da loro già commessi e “rubare” spunti già consolidati che possiamo invece fare nostri. È uno studio che varia molto in base alla strategia di espansione. I progetti non interessati alla replicabilità di solito lavorano sul locale, mentre i futuri franchising spaziano su territori e settori più ampi. Di fatto, un Brand potrebbe essere un prezioso alleato nel primo caso o un acerrimo Competitor nel secondo. Con il Piano di Sviluppo Economico si va a studiare la sostenibilità del progetto sfruttando parametri e coefficienti come ROI, Break Even Point, Mark-Up e Marginalità. È il momento in cui cerchiamo di capire se le idee che abbiamo avuto possono generare profitto o se è il caso di ritoccare qualcosa. Infine, nelle conclusioni tiriamo le somme e, con obiettività, tentiamo di capire se effettivamente il progetto in sé può essere messo in pratica.

Questi elementi del Business Plan sono fondamentali e di fatto permettono di definire la bontà del progetto ancor prima di mettersi all’opera. Bisogna tenere presente, quindi, che questo lavoro deve essere svolto prima di ogni altro step, perché le linee guida che si tracceranno nel Business Plan serviranno a dettare i criteri per avanzare nella costruzione dell’impresa.

Foto di William Iven su Unsplash

OCL

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