Il valore degli Istituti Tecnici Superiori

ITS scuola

di Antonella Salvatore

Gli studenti italiani preferiscono i licei

Le ultime notizie sulle iscrizioni degli studenti presso le scuole superiori del nostro paese mostrano un trend in crescita per i licei. I giovani italiani preferiscono i licei scientifici seguiti da quelli classici; al contrario, sono sempre meno popolari gli istituti tecnici e professionali. Gli ultimi dati riportano che il 56,3% dei ragazzi ha deciso di iscriversi presso un liceo per l’anno 2020-2021, contro un 30,8% che andrà negli istituti tecnici e un 12,6% negli istituti professionali, questi ultimi due in calo rispetto all’anno in corso. Da cosa nasce il declino degli istituti tecnici e professionali? Un tempo alcuni sceglievano il percorso universitario mentre altri optavano per l’indirizzo professionale. Oggi l’Italia vede nell’università l’unico futuro possibile, innanzitutto un fenomeno culturale; il riscatto di una o più generazioni, tutti vogliono un “dottore” in casa, poco importa se disoccupato.

Gli ITS e la formazione duale

Eppure l’Italia, così come gli altri paesi europei, prevede molto strade per arrivare al futuro e tra queste spicca quella degli ITS, Istituti Tecnici Superiori. Queste scuole, che propongono il cosiddetto sistema duale, sono 104 in Italia, molto poche, se facciamo il confronto con il resto d’Europa. Il sistema duale costituisce spesso una formazione di eccellenza, un sistema scolastico di studio in aula e lavoro presso le aziende, con lo scopo di preparare per le professioni, ad esempio quelle di addetti al mondo dell’alimentare, della moda, del turismo, così come operai e tecnici in campo elettrotecnico, informatico, meccanico.

Un placement eccellente

Il sistema Italia ha bisogno di figure professionali nuove ed evolute. Per fare alcuni esempi, il meccatronico è colui che si occupa di meccanica e riparazioni, e che sa come utilizzare le nuove tecnologie che hanno avuto uno sviluppo enorme in ambito automobilistico. Oppure addetti alla promozione e gestione del patrimonio culturale, manager che promuovono lo sviluppo del turismo nel belpaese. Ma anche tecnici da impiegare nel settore della produzione agro-alimentare. Quello che dobbiamo notare è che tutti gli ITS italiani hanno un tasso di placement altissimo, che in alcune regioni sfiora anche il 95%. Gli studenti, una volta diplomati, trovano immediatamente lavoro. Ma allora come mai questi istituti sono così poco conosciuti e frequentati, pur essendo scuole pubbliche e perlopiù di eccellenza?

La scarsa attenzione verso gli ITS in Italia è culturale, proprio come il declino delle iscrizioni nelle scuole tecniche e professionali. La convinzione che per poter avere un futuro vi sia un’unica strada possibile per tutti: quella universitaria. Eppure i dati ci dicono che gli studenti che ottengono la laurea sono solo il 27% degli iscritti. Viene da chiedersi cosa accadrebbe al restante 73% se invece di scegliere l’università scegliesse un indirizzo di studi tecnico e professionalizzante come un ITS.

Photo by Sam Balye on Unsplash

OCL

One thought on “Il valore degli Istituti Tecnici Superiori”

  1. Concordo con le sue osservazioni.
    Il problema culturale risiede soprattutto nella mancanza di un corretto orientamento scolastico. In particolare, nell’incapacità di saper acquisire le giuste informazioni per poter prendere le opportune decisioni e fare le giuste scelte per quanto riguarda il percorso di studi, che deve essere funzionale all’obiettivo professionale da raggiungere.
    Spesso il percorso scolastico si sceglie per motivi che nulla hanno a che vedere con un realistico progetto di sviluppo; anzi, spesso la scelta viene fatta con l’auspicio di riflettere sul “dopo” solo alla conclusione degli studi.
    Manca la capacità progettuale; spesso le scelte si basano su credenze e stereotipi falsi, frutto di mancanza di consapevolezza e del non volere/sapere informarsi.
    Purtroppo, il mondo della scuola, compresa l’università, e il mondo del lavoro spesso non riescono a trovare le giuste sinergie; anche questo è un problema culturale.
    C’è molto da lavorare.

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