“L’uomo: tecnologico, ma infelice”

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Intervista a Matteo Succi, in arte Svccy, premiato al “Connexion Festival” di Roma

di Leonida Valeri

Caino, il primogenito di Adamo ed Eva, che, disperato, si copre il volto con una mano. Sul lato sinistro del capo c’è una fessura da cui s’apre il cassetto di un lettore Cd. È vuoto. Alle spalle del busto marmoreo si alzano nuvole di vapore fucsia. «No disc found», s’intitola la figura: un chiaro stimolo a riflettere per tutti noi. L’autore è Matteo Succi, noto come Svccy, 22 anni, clarinettista e artista di Ravenna. La sua immagine è stata premiata al “Connexion Festival” di Roma, tenutosi nel complesso architettonico dell’ex mattatoio di Testaccio, suggestivo spazio espositivo. Un concorso nato con obiettivi importanti: promuovere le opere dei giovani, aprire dialoghi multidisciplinari su tematiche contemporanee, fare network. La partecipazione è stata «mondiale», in tutti i sensi: sono intervenuti artisti e studenti originari di oltre 140 Paesi, presenti sul posto o virtualmente, in via digitale, come nei modelli di curatela più all’avanguardia. Bene. Entriamo nel vivo. «L’arte non consiste nel rappresentare cose nuove, bensì nel rappresentare con novità», scrisse Ugo Foscolo. Caino angosciato e hi-tech, immerso nel vapore fucsia, apre una finestra su una nuova prospettiva. Tutta da comprendere.

Matteo, qual è il messaggio della tua immagine?

«La persona rappresentata è come se non avesse volto. Simboleggia la mancanza d’identità dell’individuo, soggiogato dalla società tecnologica e, aggiungo, dal consumismo. È una metafora dell’uomo e del suo rapporto con l’evolversi dell’hi tech, delle novità che si rincorrono, soppiantandosi a ritmo accelerato, sempre di più, e senza più dialogare l’una con l’altra. Vedi il floppy disc e il Cd, solo per fare l’esempio più banale. La modernità che diventa vecchia, anacronistica, in brevissimo tempo, e l’individuo infelice che non riesce ad ambientarsi».

In effetti spesso si ha l’idea che sia l’uomo, col fiatone, a rincorrere lo sviluppo tecnologico, piuttosto che a crearlo…

«Sì, è quello che penso. La mia immagine disperata si presta comunque a diverse, libere, interpretazioni; ognuno può vederci qualcosa di unico e personale. La statua che ho riproposto è ripresa da un marmo celebre che si trova nel giardino delle Tuileries di Parigi (fra il Louvre e Place de la Concorde, creato da Caterina de’ Medici, ndr). Rappresenta il personaggio biblico, Caino, a figura intera, dopo aver ucciso suo fratello minore, Abele».

Come è arrivata l’ispirazione?

«Le idee per le mie creazioni arrivano guardando tante immagini. Mi riconosco, va detto, nella Vaporwave, cioè in quella corrente sia di musica elettronica sia estetica, visiva, nata nel 2010 circa su Internet, a opera di artisti americani e giapponesi. I colori fucsia e viola, in particolare il primo, che ho inserito in “No disc found”, sono caratteristici della Vaporwave. Il fucsia serve anche per generare un forte stacco con la figura centrale, Caino disperato, creando un “non luogo” e un “non spazio”. Nelle immagini che preparo, cerco sempre di inserire una scultura che rappresenta l’uomo, perché ognuno di noi può impersonare una statua. Poi le pubblico sui social, su Instagram soprattutto, ma anche su Facebook».

Una definizione della tua opera «No disc found» in tre parole?

«Nostalgica. Utopica. Futuristica».

Oltre ad occuparti di arte visiva, crei anche musiche Vaporwave?

«Certamente. Compongo anche musiche del genere, che poi pubblico su Spotify e Youtube. Ho anche un mio sito».

Cosa vuoi fare da grande?

«Ho iniziato a suonare il clarinetto a 12 anni, e ho terminato il conservatorio un mese fa. Ma fin da piccolo sono appassionato anche di arte visiva. Ho cominciato a produrre immagini nel 2016: sono trascorsi tre anni e, sinceramente, non pensavo di arrivare ai risultati attuali. Questo per dire che sto seguendo due strade in contemporanea: musica, essendo un clarinettista, e arte. Faccio audizioni e, nel frattempo, proseguo gli studi nei due settori. L’ideale sarebbe entrare in un’orchestra e parallelamente insegnare. Sempre continuando a produrre immagini Vaporwave. Però non è semplice… ».

Idee chiare e percorsi definiti, ma…

«Il problema è che le orchestre chiudono, invece di nascere. Nel nostro Paese, come è evidente a tutti, non s’investe nella cultura musicale, né in quella artistica. Basti osservare cosa accade nella scuola dell’obbligo, dove queste materie sono, diciamo, sottovalutate. In sintesi, il percorso che ho in mente non è semplice, volendo rimanere in Italia».

OCL

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