L’intelligenza artificiale a scuola

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di Antonella Salvatore

Oltre 70 anni di istruzione senza grandi cambiamenti

Quale sarà il futuro dell’istruzione? Ma davvero i robot sostituiranno gli insegnanti? E a partire da quando potrebbe accadere? Dalla seconda guerra mondiale ad oggi, nulla è cambiato nella gran parte delle scuole (eccezion fatta per alcuni istituti innovativi). Oltre 70 anni di istruzione senza grandi cambiamenti. Il metodo di insegnamento è rimasto lo stesso e poco è stato fatto relativamente alla introduzione di nuove materie. Oggi le nuove generazioni studiano più o meno nello stesso modo in cui studiavano le vecchie; i maestri e i professori insegnano come insegnavano quelli di un tempo. L’aula frontale rappresenta ancora, in tutti i paesi, il classico metodo di insegnamento. Il docente spiega, lo studente ascolta e prende appunti e interagisce se, e quando, gli viene richiesto. Certo, qualcosa sta cambiando. Ce lo dice il fatto che scuole ed università prestigiose hanno istituito corsi online (distance-learning) per permettere ad esempio a chi sta in altre parti del mondo, o a chi lavora, di poter studiare, conseguire diplomi, master, dottorati e aggiornarsi (la cosiddetta formazione continua). Fu la Open University di Milton Keynes in Inghilterra a capire, già dalla fine degli anni 60, che il mondo sarebbe cambiato proprio grazie alla tecnologia.

L’intelligenza artificiale a scuola

Ma quello che forse desta più preoccupazione oggi, ma al tempo stesso anche più interesse, riguarda l’applicazione dell’intelligenza artificiale in ambito scolastico-formativo. I più tradizionalisti gridano al disastro e preannunciano la perdita di milioni di posti di lavoro. In realtà l’intelligenza artificiale a scuola già rappresenta un sostegno per gli insegnanti, dobbiamo prepararci ad una rivoluzione in ambito educativo? Negli esperimenti condotti in Cina, l’applicazione dell’intelligenza artificiale consente di leggere le espressioni facciali degli studenti e capire se ed in che modo stanno seguendo. Attraverso i dati acquisiti dall’intelligenza artificiale il docente capisce in che modo i discenti partecipano, come meglio coinvolgerli e come muoversi all’interno dell’aula stessa per mantenere alta l’attenzione. Raccogliere i dati sui comportamenti e le interazioni dei ragazzi potrebbe consentire di aiutare chi è più timido o chi ha maggiori difficoltà ad interagire con gli altri. Ma è giusto “spiare” cosa pensano e provano gli studenti durante la lezione? L’IA ci obbliga a porci domande sull’etica.

Progetti e sviluppo delle soft skills

Non solo. L’intelligenza artificiale può essere in grado di leggere più velocemente degli umani: per questo esami e compiti potrebbero essere corretti dall’algoritmo lasciando al docente maggiore spazio per il rapporto con gli studenti e per l’insegnamento. Ma sicuramente gli stessi esami e test, così come sono svolti oggi, potrebbero sparire prima di quanto si pensi: in fondo, a cosa serve un test? Oggi la scuola si muove sempre più verso esami che sono progetti, lavori di gruppo, volti ad esaminare non solo le competenze tecniche ma anche quelle soft dello studente. Ma parlando più genericamente di formazione, la stessa intelligenza artificiale permette di misurare proprio le competenze trasversali (soft skills) e viene già utilizzata in ambito risorse umane. Come può un giovane studente, che si affaccia per la prima volta al mondo del lavoro, capire quali sono le sue competenze e i suoi punti di forza? L’IA permette di misurarli.

La scuola del futuro inizia a prendere forma negli USA così come in Cina e nord Europa, Finlandia, Olanda, Inghilterra e Danimarca ai primi posti. L’Italia accetterà la sfida?

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

OCL

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