Se l’abito fa il monaco

di Antonella Salvatore

“Come mi devo vestire”? è una domanda piuttosto frequente tra i candidati che devono andare ad un colloquio di lavoro.

Vestirsi in modo formale piuttosto che informale, ma anche come nascondere tatuaggi, la scelta del colore delle unghie, sono le domande di molti giovani che cercano lavoro e che vanno ad un colloquio di lavoro.

Un problema di incomprensione tra generazioni?
Un fatto di decoro?
Solo pregiudizi dei vecchi nei confronti dei giovani?

Chiedersi se l’abito fa il monaco non è affatto una domanda banale.

Vero che i tempi sono cambiati, e che non siamo più solo all’abito con cravatta per l’uomo e al tailleur per le donne.

Vero che esiste il casual Friday e che noti personaggi hanno “sdoganato” il maglioncino blu invece della cravatta, ma come ci si presenta a un colloquio?

Intanto, iniziamo col dire che l’abito può fare il monaco, non totalmente, ma in parte si.

Questo non significa affatto dire che apparire è più importante di essere in sede di colloquio o nel mondo del lavoro.

Ne’ tantomeno significa che la prima impressione è quella (o l’unica) che conta.

Tuttavia, l’abito può fare il monaco dato che come appariamo, e come ci vestiamo raccontano le persone che siamo.

La scelta dei colori, il modo di portare gli abiti, la scelta di uno stile classico piuttosto che casual, un tatuaggio vistoso e aggressivo piuttosto che una semplice rosa tatuata, indicano chi siamo e la nostra personalità.

E non possiamo pretendere che tutti accettino il nostro modo di vestire, i nostri tatuaggi sul corpo o sul viso, soprattutto in fase di colloquio.

Chi colloquia ascolta il candidato ed è innanzitutto interessato a quello che dice.

Ma chi colloquia guarda, osserva, si pone delle domande, si costruisce una opinione e decide se può essere opportuno assumere oppure no la persona che ha davanti.

Molti giovani dicono si tratti di pregiudizio.

Quelli più vecchi rispondono si tratta di rispetto.

Io direi piuttosto che si tratta di giudizio: non possiamo impedire agli altri di farsi una opinione di noi.

L’abbigliamento, il modo di apparire, quello che scegliamo di mettere sul nostro corpo o i tatuaggi sulla nostra pelle, sono elementi che aiutano a costruire il giudizio, unitamente alle cose che diciamo e a come le diciamo.

L’abito può fare il monaco.

Non tenerne conto sarebbe un errore: come dire che contano solo le parole che diciamo e che non conta come le diciamo.

Photo by The Ear Depot on Unsplash

OCL

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