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Under-employment

under-employment

di Antonella Salvatore

Under-employment o sotto-occupazione

I nostri media e le nostre statistiche parlano troppo poco di under-employment o sotto-occupazione, un fenomeno quasi più preoccupante della stessa disoccupazione.

Under-employment sta ad indicare quella condizione in cui il lavoratore viene impiegato per poco tempo, e a poco prezzo, ovviamente non per propria scelta.

Si tratta quindi di un part-time involontario, relativo a lavori che richiedono mansioni poco evolute.

L’under-employment rappresenta un surrogato di occupazione.

Gli under-employed sono lavoratori che devono accettare poco lavoro, e poco retribuito, perché l’alternativa sarebbe accettare la disoccupazione.

Dal 2006 al 2017 il fenomeno della sotto-occupazione è cresciuto dell’ 1,1 nell’area OCSE.

Il dati del nostro paese

Nello stesso periodo in Italia l’under employment è cresciuto del 6,2% ed ha addirittura superato il 10% di crescita tra i giovani.

A pagina102 del rapporto OCSE Employment Outlook 2019, possiamo notare che l’Italia è il paese che più ha risentito dell’under-employment: ancora una volta abbiamo la peggiore performance nell’area OCSE.

Questi dati sono importantissimi per il nostro futuro, ma purtroppo dati di cui si parla molto poco nelle nostre statistiche occupazionali.

Quando le statistiche ci dicono che sono cresciuti i contratti non ci indicano le tipologie di contratto o di lavoro.

Allo stesso modo, le statistiche non ci spiegano se si tratta di lavori a 15-20 ore a settimana o di lavori a tempo pieno.

L’under-employment conseguenza diretta della scarsa istruzione

Innanzitutto la sotto-occupazione deriva dalla mancanza di formazione adeguata.

Siamo il paese con il più basso tasso di laureati in Europa e quello con il maggior numero di studenti fuoricorso.

Queste persone sono il primo bersaglio del fenomeno under-employment.

Inoltre, la condizione culturale della donna italiana è tale per cui molte donne accettano lavori di poche ore, scarsamente retribuiti, lasciando spazio agli uomini per i lavori migliori.

In questo modo, la donna ha tempo per accudire i figli, i genitori anziani, o restare a casa.

La sotto-occupazione è una condizione ritenuta “piu accettabile” per una donna che per un uomo in un paese ancora fortemente maschio-centrico come l’Italia.

La crescita dei servizi e la sotto-occupazione

Un ulteriore motivo di under-employment è rappresentato dalla crescita esponenziale del mondo dei servizi, come dice la stessa OCSE.

Tra le industrie più colpite da questo problema ci sono il mondo dell’hospitality, del turismo e della ristorazione.

In questi settori vi è stata una crescita del numero dei contratti, ma molti lavoratori sono under-employed.

Si tratta cioè di lavoratori che eseguono mansioni semplici, lavorano poche ore e ricevono compensi salariali minimi.

Il valore della formazione invece che del “pezzo di carta”

Infine, la scarsa formazione continua contribuisce a determinare la posizione di arretratezza dell’Italia.

Diamo importanza e valore al pezzo di carta piuttosto che alla formazione e alla cultura.

Rimane convinzione comune che, una volta preso il pezzo di carta, non ci sia altro da imparare.

In realtà, la formazione continua e professionale è la chiave non solo per avere un posto di lavoro, ma per mantenerlo.

Sono proprio i paesi che hanno investito in istruzione, formazione e tecnologie ad avere il più basso tasso di sotto-occupazione.

Chi allena le proprie competenze, chi affronta percorsi di istruzione adeguati e fa formazione continua non rischia di diventare under-employed.

Foto di Juan Carlos García Menezo da Pixabay

OCL

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