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La tecnologia ruba lavoro?

di Antonella Salvatore

Tutti noi, soprattutto noi italiani, abbiamo il timore che la digitalizzazione ruberà posti di lavoro e farà crescere la disoccupazione.

Forse è per questo che molti di noi rifuggono l’uso della tecnologia: ma essere analfabeti tecnologici non impedirà al futuro di arrivare.

La tecnologia ruba posti di lavoro?

Il dato che deve far riflettere è questo: sono i paesi tecnologicamente più avanzati ad avere il tasso di disoccupazione più basso.

Dove vi sono digital transformation e tecnologia vi è occupazione.

Al contrario, i paesi che faticano a stare al passo coi tempi, quelli meno digitali come noi, sono quelli con la disoccupazione più alta. 

Verrebbe quasi da dire che allora la tecnologia non ruba posti di lavoro ma li crea.

In Italia la digital transformation avviene molto più lentamente che negli altri paesi europei: siamo al 25° posto in Europa, e uno degli ultimi posti nell’area OCSE. 

L’Italia, paese di analfabeti tecnologici

Il rapporto OCSE Skills Outlook 2019, Thriving in a Digital World, indica che appena il 20% della popolazione italiana utilizza formazione continua; sono meno esposti alla formazione proprio i lavoratori che ne avrebbero più bisogno, quelli più esposti al rischio di disoccupazione.

Questi lavoratori dovrebbero sviluppare competenze tecnologiche più e prima di altri, e invece questo non accade.

L’OCSE dice che soltanto il 21% degli italiani, di età compresa tra i 16 ed i 65 anni, ha un buon livello di alfabetizzazione informatica e capacità di calcolo. 

A pagina 20 del rapporto sopra citato emergono dati estremamente indicativi dell’arretratezza del nostro paese.

Siamo nel bottom 25%, ossia nel peggior 25% dell’area OCSE con riguardo a:
– esposizione e uso del digitale nella vita quotidiana
– esposizione del mondo del lavoro al digitale
– reale integrazione dell’ICT nel nostro sistema educativo
– modalità e opportunità di apprendimento al di fuori della scuola

La verità è che chi perde il lavoro lo trova più difficilmente se non ha skills innovative da proporre al mercato e questo è quello che sta succedendo nel nostro paese. 

Forse dobbiamo domandarci se i posti di lavoro che la digitalizzazione crea sono maggiori di quelli che fa perdere.

L’impatto della tecnologia sui nostri lavori e sulle nostre vite

Ma soprattutto, dobbiamo capire l’impatto che la tecnologia sta avendo ed avrà sulle attività lavorative.

Molti lavori semplicemente cambieranno non scompariranno.

Cambierà il nostro modo di lavorare, miglioreremo la produttività e l’efficienza, utilizzeremo il tempo (lavorativo e non) in modo migliore.

Ci saranno ancora dottori, avvocati, professori, ma la loro maniera di lavorare dovrà essere diversa e sarà supportata dalla tecnologia.

Dovremmo capire come cambiano e migliorano le attività lavorative grazie alla tecnologia piuttosto che dire semplicemente che la tecnologia farà sparire posti di lavoro.

Inoltre, dato di non poco conto, c’è un grande vantaggio che la tecnologia comporta: si chiama flessibilità e attitudine all’apprendimento.

I lavoratori che operano in ambienti tecnologicamente avanzati sono più flessibili e più propensi ad apprendere: queste persone sono mentalmente preparate ad aggiornarsi continuamente.

Questo è quanto emerge dallo studio dei vari paesi: sono tecnologicamente avanzati la Svezia, la Germania e i loro lavoratori sono mentalmente più flessibili.

Mentre la Grecia, la Turchia e l’Italia sono i paesi più analfabeti da un punto di vista tecnologico.

Noi analfabeti tecnologici mostriamo maggiore riluttanza ad apprendere e ad aggiornarci, siamo meno flessibili e ci adattiamo meno.

La teoria darwiniana, secondo cui sopravvive chi mostra adattamento e reagisce meglio al cambiamento, dovrebbe farci riflettere sulle nostre concrete capacità di saper affrontare il futuro.

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

OCL

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