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Sapere scientifico e umanistico

di Silvia De Angeli, writer e blogger

C’è un sapere scientifico ed uno umanistico

Ma esiste realmente una frattura tra questi due versanti o è solo un luogo comune ormai accettato? Quanto ne risente la conoscenza di questa separazione?

Oggi, come in passato, si parla molto di materie scientifiche e materie umanistiche.

C’è chi afferma che le discipline scientifiche siano più utili e chi si oppone sostenendo che il sapere umanistico sia il vero motore della società, la vera fonte di cultura.

Questa distinzione viene spesso semplificata quando si afferma che gli scienziati seguono un metodo “logico e sequenziale” (osservazione, sperimentazione, ipotesi, dimostrazione e legge) mentre gli umanisti seguono una pluralità̀ di metodi ed approcci, basati su diversi criteri ed interpretazioni. È una distinzione semplificativa: uno senza l’altro non esisterebbe e non avrebbe senso.

La battaglia tra scientifico ed umanistico

Numeri verso lettere.

Scienziati verso umanisti: una lotta dalla quale non uscirà mai un vincitore e uno sconfitto.

Una battaglia insensata che porta solo alla sconfitta di entrambe le parti.

Cosa serve? Cooperazione. Integrazione.

Fu Charles P. Snow nel 1959 a parlare di “due culture”, di due saperi tanto distinti da farsi la guerra tra loro, di due forme di conoscenza che non hanno nulla in comune.

Da una parte ci sono gli scienziati e dall’altra i “letterati, che come per caso, senza che nessuno se ne accorgesse, cominciarono ad autodefinirsi “intellettuali,” quasi che non ce ne fossero altri”.

Snow evidenzia l’esistenza di “un abisso di reciproca incomprensione” tra i due poli.

Alcuni studenti e professori considerano le facoltà umanistiche meno prestigiose rispetto a quelle scientifiche: Lettere, Filosofia, Beni culturali vengono etichettati come di serie B.

Logicamente si tratta di luoghi comuni. Tutto il sapere è di serie A, non ci devono essere gerarchie di importanza: ogni forma di conoscenza ha una suo ruolo ed ineguagliabile valore.

Pare che la discipline scientifiche siano quelle più redditizie e che con la cultura non si campa.

Purtroppo – e sfortunatamente – molto spesso sono questi sono i parametri di giudizio.

Ed anche i dati tengono la parte alla materie scientifiche: chi lavora nel campo umanistico guadagna in media effettivamente di meno ed anche il tasso di disoccupazione in questo settore è leggermente più alto.

E poi si sente spesso dire che la materie scientifiche guardano al futuro mentre quelle umanistiche al passato.

La vicinanza dei due saperi

Non è così, anzi. “La letteratura è sempre un movimento in avanti” (F. Erbani, 2014).

Abbiamo bisogno di chimici e fisici come abbiamo bisogno di poeti, storici e filosofi.

La società moderna dovrebbe ritagliare un maggiore spazio per gli intellettuali, investire quanto investe per la scienza anche nel versante umanistico e riconoscerne il valore.

Ma se questi due poli non fossero poi tanto lontani e diversi?

Se provassimo a dimenticare le divergenze passate e ci soffermassimo sui molteplici punti di contatto e sulle simmetrie tra questi?

Solo allora capiremmo che la cultura è una e al contempo molteplice.

E che il sapere non ha gradi di importanza né di separazione.

La nostra conoscenza raggiunge livelli talmente elevati che ha bisogno di tutte le forme possibili di sapere per restare in equilibrio e per progredire sempre di più .

Basti pensare, ad esempio, a quanto gli sviluppi tecnologici abbiano portato filosofi e umanisti in genere a riflettere su problemi fondamentali (i.e. bioetica) e come la loro attività abbia consentito di cogliere elementi che non erano disponibili in passato.

La scuola italiana, figlia del pensiero di Croce e Gentile, è un chiaro esempio della separazione del sapere: la scienza a chi deve lavorare, l’umanesimo a chi deve dirigere la società.

Dunque gli umanisti dovrebbero comandare un mondo dominato dalla meccanica e dalla tecnologia? Che incoerenza! E poi, perché?

Fino a che ci sarà tale disparità sarà impossibile una vera crescita culturale.

Anzi, la lotta tra scienziati e umanisti può portare ad una vera disfatta, ad un impoverimento.

Un sapere univoco, in cui le due sfere siano interrelate tra loro, è il vero trampolino di lancio verso il progresso.

Serve una base eterogenea e una conoscenza multicolore, a trecentosessanta gradi. Questa diversità porterà ricchezza, valore.

Dovremmo puntare ad un ibridismo culturale senza più gerarchie, dove si costruiscono ponti e non barriere tra le discipline.

È fondamentale un costante dialogo tra umanisti e scienziati, sono le due facce della stessa medaglia.

La cultura è una sola, come la verità. Il sapere va coltivato e valorizzato e non conteso.

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

OCL

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