Colloquio di lavoro: “mi parli di lei”

di Antonella Salvatore

“Mi parli di lei” è la domanda che torna puntuale, molto spesso la prima domanda di un colloquio di lavoro.

“Mi parli di lei”, domanda ice-breaker

Frase breve e semplice, almeno in apparenza, in fondo conosciamo noi stessi meglio di chiunque altro, dovrebbe essere facile rispondere.

Ed invece “mi parli di lei” è una domanda che indica tutto e niente e che spesso mette in difficoltà non pochi candidati.

Una cosiddetta domanda ice-breaker, che serve a rompere il ghiaccio, magari a mettere il candidato a proprio agio ed iniziare a conoscerlo.

Come si risponde a questa domanda

In particolare, che cosa si deve raccontare e cosa non si deve raccontare?

“Mi parli di lei” è una domanda aperta ed ampia, quindi il candidato ha spazio per raccontarsi e raccontare della propria vita.

Ma cosa includere nella risposta?
Intanto, riportare le tappe più importanti della propria vita, parlare degli studi, di una esperienza all’ estero oppure raccontare del volontariato che si fa abitualmente.

Ma si può anche parlare di esperienze di famiglia, di un precedente lavoro, oppure di un hobby.

Se colta, “mi parli di lei” rappresenta una incredibile opportunità per il candidato: si ha la libertà di parlare di se stessi come si preferisce, di includere i dettagli più interessanti della propria vita, le esperienze più significative, di omettere i momenti “meno gloriosi” della propria esistenza.

In un certo senso, il candidato ha la possibilità di portare l’attenzione di chi lo colloquia sui propri argomenti preferiti e sui propri punti di forza.

Per quanto tempo parlare

Tuttavia, molti candidati (tra questi noi italiani), si perdono davanti a questa domanda ed iniziano una narrazione lunga, che spesso parte dai tempi dell’asilo e che non tiene conto in alcun modo dell’interlocutore che si trova dall’altra parte.

Quanto deve durare la risposta a “mi parli di lei? Quand’è il momento giusto per fermarsi?

Ecco allora che per il candidato diventa fondamentale controllare non solo il proprio linguaggio del corpo, ma anche quello di chi colloquia, per capire se l’interlocutore intende fare la domanda successiva, e se qualcosa della propria storia sembra interessarlo particolarmente.

La domanda della prima impressione

Per chi si occupa di risorse umane ed ha abitudine ai colloqui di lavoro, “mi parli di lei” aiuta a costruire la prima impressione del candidato.

È un candidato prolisso o, al contrario, uno che ha il dono della sintesi? È uno che non si accorge degli altri mentre parla o, piuttosto, uno molto attento a farsi capire dall’audience che lo ascolta?

Per questa ragione, la domanda “mi parli di lei” rappresenta una grande opportunità per chi va ad un colloquio di lavoro.

Il primo modo per fare una buona prima impressione e farsi conoscere.


Photo by Marten Newhall on Unsplash

OCL

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