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Reputazione, fiducia e fedeltà

di Cristiano Ranalletta

In uno dei miei corsi di alta formazione racconto del mercato del grano nell’antica Roma. Lo faccio – dimostrando che non è anacronistico farlo – per arrivare alla conclusione che troverete alla fine della storia.

Il problema del cibo nell’antica Roma

Durante il Principato, Roma aveva 1 Ml di abitanti. Una popolazione di questa vastità comporta numerose sfide, tra le quali quella del cibo.
A Roma, duemila anni fa, dovevano entrare delle calorie sufficienti per sfamare 1 Ml di persone.

Le aree circostanti non erano molto popolate per ragioni proibitive di spese di trasporti.
La via economicamente più vantaggiosa per trasportare il cibo era quella marittima.

Il mercato del grano

Il grano era una fonte essenziale nell’alimentazione. Costituiva il 70-80% dell’apporto calorico.

Analizziamo dunque il mercato del grano.
Analizzare questo mercato ci consente, molto più in generale di osservare come un mercato nasce, si sviluppa. Come sistemi complessi evolvono. 
Si stima che tre quarti del grano arrivava a Roma dall’Egitto e dall’Africa. 
Queste Regioni offrivano una opportunità enorme, ma anche una serie di sfide da un punto di vista di: finanza, logistica , marketing, vendita, gestione delle persone, corporate governance.

Il monte dei cocci a Roma, ci ha fornito molte informazioni attraverso i tituli picti sulle anfore. Le raffigurazioni al porto di Ostia ci mostrano le accortezze nei controlli, le gerarchie formali nelle attività.

La supply chain nell’antica Roma

La supply chain era davvero complessa: agricoltori, proprietari di imbarcazioni, mercanti, finanzieri, ingegneri per la costruzione di imbarcazioni, legali per la contrattualistica, il complesso dei pubblici funzionari, etc.

Con l’espansione dell’impero, Roma era capace di ottenere il surplus di grano prodotto nelle province. Una parte di queste risorse era trasferita sotto forma di tasse.

Ma un’altra parte di tasse era prevista sotto forma di oro e argento. Questo serviva per integrare e monetizzare l’economica romana.
La vendita del grano consentiva alle province di rientrare delle tasse e di crearsi una propria economia. 

Dunque il pattern ci dice che si creava un surplus di beni nelle province periferiche e una disponibilità di moneta a Roma: nasceva un mercato, in sostanza.

Qual era il trigger di questo mercato?  Il surplus di grano degli agricoltori egiziani.

Come ci arrivava questo grano dai coltivatori egiziani fino ad Ostia?  

Con un network di mercanti che ne traevano profitto importandone/esportandone migliaia di tonnellate nel corso di secoli.
Questo mercato tuttavia, presentava un problema enorme di assenza di informazione. 

Come si determinavano produzione e prezzo?

Come si poteva sapere quale era il livello di produzione? E il prezzo?

Questo limite veniva risolto da transazioni face to face: l’agricoltore sapeva quanto voleva guadagnarci, il mercante sapeva quanto poteva spendere. Il business si faceva. E cosi per il trasporto. Fino a Roma.

Un mercato così, tuttavia, presenta dei costi di transazione altissimi. Ognuno aggiungeva mark-up.
Il grano sarebbe arrivato a Roma a prezzi improponibili. Con inevitabili sommosse.

Le aziende nell’antica Roma

Quale fu la soluzione? 
Fu quella di organizzarsi in aziende. Come ci disse Ronald Coase nel 1937: una azienda nasce per abbattere i costi di transazione.

Ma chi avrebbe finanziato queste aziende?
I finanziamenti provenivano dalle elite romane. C’erano i senatori romani. Poi c’erano i cavalieri.  Il commercio per queste classi era tenuto silente in quanto non dava una buona fama. Sostanzialmente mettevano il cash e ne ricavavano profitti. Ricorda una azienda moderna, no?

L’ultima categoria e quella che ebbe un ruolo cruciale era quella dei freedmen (o i liberti).

Ora però pensiamo a questo mercato. Esiste un tema di informazione asimmetrica: chi garantiva ai finanziatori la correttezza delle informazioni fornite dai mercanti?

C’era un problema di azzardo morale e di selezione avversa: chi garantiva ai finanziatori la correttezza del comportamento tenuto dai mercanti?
Informazione asimmetrica, azzardo morale e selezione avversa sono elementi cruciali tuttora.

Ma chi erano i mercanti? Erano i liberti. Gli schiavi resi liberi dalle elite romane.
Si potrebbe ipotizzare che la paura dei liberti di tornare di nuovo schiavi fu il meccanismo che assicurava il successo dell’impresa.

Le aziende oggi

Può reggersi sulla paura un mercato che resiste centinaia e centinaia di anni?
Certamente no.  I liberti legavano la loro reputazione a quella della famiglia dei finanziatori. I meccanismi incentivanti e premianti dell’elite romane costituivano il trigger per la generazione della fiducia.

Le parole chiave erano: reputazione, fiducia, fedeltà. Aspetti cruciali duemila anni fa, sui quali oggi, si basano tutti i meccanismi di gestione delle risorse umane nelle aziende.

OCL

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