Breaking News

Il paradosso delle competenze trasversali

Andrea Bellezza

Appurato che siamo appassionati*, sarebbe opportuno capire se siamo anche competenti.

Laurea, master, corso di specializzazione? Non bastano.

Dunque dopo più o meno una ventina d’anni di studio, trascorsi per buona parte a memorizzare nozioni, l’aspirante lavoratore, ormai scalpitante e pronto a lanciarsi sul mercato, si sente dire che: le competenze tecniche acquisite con tanta fatica hanno un ciclo di obsolescenza che è poco più di 3 anni, pur necessarie sono già vecchie e non soddisfano la richiesta, ciò che le aziende cercano con gran fatica e che formano con ancor più impegno sono le competenze trasversali, altrimenti note come soft skill.

Ma se sono così importanti come mai in quei famosi 20 anni di studio matto e disperatissimo nessuno ce lo ha detto? Aiuto. Aspettate forse ho capito male io. Facciamo un po’ di chiarezza. Intanto cosa sono poi queste soft skill?

Non a caso su questo blog se ne è detto già tanto, e bene.

Le definizioni sono svariate e la letteratura, pur relativamente recente, è assai variegata e raccoglie contributi da campi disparati. Su Wikipedia vengono definite come ‘people skills, social skills, communication skills, character traits, attitudes, career attributes, social intelligence and emotional intelligence quotients among others’. Da notare nella definizione la vastità, organica ma non esaustiva, e l’apertura, stigmatizzata dalla chiosa ‘among others’, che ci fa già capire quanto molto sia ancora in gioco.

Provando a specificare le versioni si moltiplicano, pullulano le liste di competenze trasversali e molti sono gli analisti e le organizzazioni che si confrontano più o meno autorevolmente col tema. Sempre su Wikipedia nell’accezione ‘skills for business executives’ viene citata la ‘top ten list of soft skills’ della Eastern Kentucky University: ‘Communication, Courtesy, Flexibility, Integrity, Interpersonal skills, Positive attitude, Professionalism, Responsibility, Teamwork, Work ethic’.

Il primo elemento significativo è quindi che siamo di fronte ad una tassonomia in itinere, ciò per vari motivi: innanzitutto l’analisi non può ritenersi terminata, poichè è ancora tanto il lavoro per riconoscere e definire tali competenze, ciò con l’ulteriore criticità-opportunità di dover sincretizzare apporti decisamente multidisciplinari; il secondo, ancor più interessante, è che l’ambito delle competenze trasversali appare come un territorio fluido, in costante cambiamento, in grado di evolversi in relazione ai cambiamenti della società-mercato e del mondo del lavoro.

Altro aspetto, probabilmente il più affascinante, è legato proprio a questa dimensione diacronica del fenomeno, e risiede nel fatto che è ancora all’inizio lo studio delle teorie e delle pratiche orientate all’identificazione e soprattutto allo sviluppo di queste competenze, vale a dire come facciamo a distinguerle e potenziarle?

Ci troviamo dunque di fronte a due importanti sfide: quella di una tassonomia sistematica, in grado di essere esauriente, ma al contempo dinamica e non limitante, e quella di un’educazione orientata specificamente alle competenze trasversali, capace di svilupparle in maniera efficace.

Intanto tutta l’attenzione che negli ultimi anni suscita questo tema è, nell’epoca della iperspecializzazione, già un eccellente risultato, dato che riporta l’interesse generale verso concetti che altrimenti sarebbero diventati desueti, mentre sono ancora fortemente attuali. E ciò non è solo speculazione per accademici o appassionati, visto che determina risultati, e di conseguenza scelte, che riguardano il mondo delle aziende, delle professioni, del lavoro, e che quindi hanno esiti assai pratici.

Quanto questo sia vero in Italia lo stiamo verificando, ma sicuramente è un trend acclarato nei paesi che orientano anche il nostro di sviluppo. Seppur lapalissiano è bene comunque sottolineare che le competenze trasversali non sostituiscono quelle verticali ma, a parità di queste, spesso determinano la scelta di un candidato o il successo di una carriera.

Ma siamo così sicuri che queste competenze non siano poi mai esistite? Certo che si. Queste virtù, che stiamo solo attualizzando ai giorni nostri, si radicano in tradizioni millenarie e riportano in auge discipline come la filosofia, che diventa sostanziale per sviluppare capacità decisionali e di sintesi nel coaching destinato ai manager; l’arte, come metodo di esplorazione del sé e del mondo, ed in particolare il teatro con la sua poliedrica formazione dell’attore, cui si potrebbe attingere ancor più di quanto non venga già fatto; la letteratura, che ci racconta chi siamo specchiandoci nel mondo, e la poesia, come arte di sorprenderci; fino all’educazione civica, che ci svezza come cittadini e ci armonizza all’ecosistema di cui siamo parte.

E la strada da percorrere è ancora molto affascinante. Pensate allo studio sull’intrapreneurship, o alla suggestiva introduzione di nuove soft skill, come l’autopoiesi, descritta da Maturana quale capacità di ridefinirsi completamente, sostenersi e riprodursi dal proprio interno. O al lavoro sulla già citata resilienza, le cui sfumature affondano radici nel concetto ermetico di sublimazione, ma si traducono sino a diventare pratiche della comunicazione contemporanea – basti pensare all’emblematico contributo di William ‘Bill’ Bernbach. O ancora alla convergenza tra i saperi – e gli ‘emisferi cerebrali’ – cui assistiamo proprio in questi anni, in cui la necessità di un approccio ampio è sottolineata da alcune frontiere delle scienza, come l’intelligenza artificiale o la bioetica.

Ma, alla fine dei conti, a cosa servono queste competenze trasversali?

Come afferma Edgar Morin riprendendo Montaigne abbiamo bisogno di teste ben fatte, non piene.

Le competenze trasversali servono a raggiungere migliori risultati nel lavoro. Probabilmente anche nella vita. E, forse, contribuiranno ad avvicinarci al più grande risultato cui la civiltà può aspirare, al saper essere, all’arte del saper essere umani.

]]>

OCL

One thought on “Il paradosso delle competenze trasversali”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: