Breaking News

La disoccupazione nasce sui banchi di scuola

Andrea Geremicca, Technology explorer e entrepreneur

“Le macchine ci ruberanno il lavoro, l’era della disoccupazione tecnologica è vicina”.
Per circa 200 anni la gente ha continuato a ripetere questo mantra, ma cosa c’è di vero questa volta?

Alla fine del XVII secolo, in seguito alla rivoluzione industriale, l’Europa subì complesse trasformazioni economiche e sociali, l’invenzione di nuovi macchinari, come il telaio meccanico e la macchina a vapore segnarono un profondo cambiamento nel concetto di lavoro. Nacquero grandi fabbriche, dove la meccanizzazione del lavoro sostituì la specializzazione e il lavoro a domicilio, provocando la separazione aspra e netta tra padroni e lavoratori. Proprio per questi motivi all’inizio del XIX secolo in Inghilterra nacque un nuovo movimento, Il luddismo, un movimento di protesta operaia nato con l’idea di sabotare la tecnologia che minacciava il lavoro.

Negli anni successivi, tuttavia, le nostre economie nel mondo sviluppato sono arrivate quasi senza sforzo a qualcosa di molto vicino alla piena occupazione. Il che solleva una domanda: 
la 4° rivoluzione industriale perché dovrebbe essere diversa dalle altre? 

Le differenze sono tante e non le troviamo solo nelle nuove tecnologie, diventate sempre più capaci di compiti prettamente umani, le maggiori differenze rispetto al passato risiedono nell’accelerazione tecnologica che stiamo vivendo in questi anni, completamente diversa da quanto osservato fino ad oggi.

Per comprendere bene il cambiamento profondo della nostra società basta osservare come sono cambiate nel corso degli anni le regole economiche di qualsiasi mercato. Nel 1999, ad esempio, Kodak era la 5°azienda più profittevole degli Stati Uniti e impiegava 140.000 persone, quando Instagram venne acquistata da Facebook nel 2012 per 1 Miliardo di dollari impiegava 13 persone. L’elettricità ha impiegato 46 anni per arrivare nelle case di 50 milioni di persone, Pokemon Go ci ha impiegato 19 giorni (più o meno gli stessi giorni che ci ha impiegato a uscirne).

grafico

È evidente che esiste una grande differenza tra la 4° rivoluzione industriale e le precedenti: la velocità. Il tempo di adattamento che ci è stato concesso nella transizione è molto minore rispetto al passato. Qui sorgono i grossi problemi, la rivoluzione in atto ha cambiato in maniera decisa la nostra società come abbiamo visto, ma ha lasciando immutato il nostro sistema scolastico.

Continuiamo a educare e preparare i nostri giovani ad una società che è sparita da un pezzo e accettiamo schemi e leggi che mal si adattano alla società del futuro. Nella scuola di oggi mettiamo tutti gli studenti seduti in fila, gli concediamo una pausa per la merenda e ci arrabbiamo se parlano o se commettono errori, stimoliamo la competizione più che la collaborazione e li giudichiamo singolarmente con voti numerici.

Le nostre scuole sembrano delle fabbriche e i nostri studenti degli operai. Mentre organizzazioni come il World Economic Forum sostengono che la creatività sarà una delle skill più richieste nel mondo del lavoro noi abbiamo creato aziende scolastiche che uccidono la creatività e creano persone simili con percorsi uguali. Usciamo dall’Università meccanicamente preparati per lavori che già non esistono più, il grande problema è che l’educazione non è un sistema meccanico, è un sistema umano alimentato dalla curiosità.

Albert Einstein un giorno disse: ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido. Noi stiamo insegnando ai nostri giovani ad essere pesci mentre il mondo gli chiederà di arrampicarsi sugli alberi.

Perderemo milioni di posti di lavoro e la colpa non sarà delle macchine, ma del nostro sistema educativo, perché anche se gli studenti rappresentano solo il 20% della popolazione, sicuramente rappresentano il 100% del nostro futuro.

]]>

OCL

One thought on “La disoccupazione nasce sui banchi di scuola”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: