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I complimenti alle donne

Antonella Salvatore red-shoes-2109445_960_720

Torno a parlare di donne e lavoro (e, se vi va, vi invito a leggere il mio post di alcune settimane fa dedicato all’8 marzo.)

Oggi parlo della cultura maschile nel lavoro, o meglio di un atteggiamento culturale maschio-centrico, che emerge persino nel linguaggio e nei complimenti alle donne. Ma, attenzione, chiarisco che questo atteggiamento è tanto tipico degli uomini quanto delle stesse donne.

Fatemi osservare alcuni modi tipicamente maschili di fare i complimenti alle donne in ambito lavorativo. Quando si vuole dire che una donna è in gamba o che ha coraggio, uno dei complimenti più alti è dire che “è migliore di un uomo” oppure che “non è emotiva”, per arrivare ad un’ espressione tipica (che non ripeto) e che ci attribuisce parti del corpo che non abbiamo.

Da una prospettiva maschile, che è poi quella usata negli ambienti di lavoro (da uomini e donne come ho detto), queste frasi dovrebbero rappresentare complimenti per noi donne.

Da una prospettiva femminile, fatemi dire che queste frasi non sono complimenti.

La frase “è migliore di un uomo”, rende chiaro che il termine di paragone è l’uomo, appunto. Come dire: stranamente, pur essendo una donna è in gamba e, da non crederci, caso eccezionale, migliore di un uomo.

Per chi non lo ricordasse:

essere in gamba, avere competenza, coraggio e capacita’ non è una questione di genere.

Inoltre, da donna vi dico che noi non vogliamo assomigliare agli uomini, non siamo migliori o peggiori, siamo diverse dagli uomini (infatti siamo donne).

Lo dico anche per le tante donne che per guadagnare credibilità e reputazione pensano di dover essere aggressive e “rampanti” e di dover usare atteggiamenti e modi maschili.

Passiamo poi alla frase “non è emotiva”, che fa riferimento alla donna intesa come una persona che tiene in troppa considerazione il lato emotivo/emozionale delle persone o, peggio, la donna emotiva nel senso di isterica.

Allora permettetemi di ricordare che siamo esseri umani, e quello che ci distingue dalle altre specie animali e dai robot è proprio l’intelligenza emotiva, la nostra capacita’ di avere emozioni, ma, soprattutto, di saperle gestire, comunicare e comprendere.

Essere emotivi, quindi, non è un fatto negativo: le emozioni generano vicinanza, solidarietà, comprensione e condivisione.

Se tutti usassero l’intelligenza emotiva troveremmo soluzioni migliori ai problemi quotidiani ed avremmo, sicuramente, una migliore gestione delle risorse umane all’interno delle organizzazioni, quindi una migliore performance.

Non sono pochi i casi e le statistiche che dimostrano che aziende guidate da donne hanno ottenuto risultati migliori di aziende guidate da uomini, laddove per risultati migliori non intendo dire che le donne sono migliori, ma intendo dire che la loro prospettiva femminile ha non solo favorito una migliore performance, ma anche un indice più alto di retention degli impiegati, così come una maggiore motivazione e senso di appartenenza al team.

A tutti gli uomini e le donne che vivono e lavorano in una prospettiva maschile voglio ricordare che anche le macchine hanno una prospettiva maschile, e su questo terreno le macchine vinceranno sempre: sono più veloci dell’uomo, sanno lavorare ininterrottamente, sanno archiviare meglio e possono funzionare meglio.

Ma le macchine non provano emozioni, non le sentono, non le comprendono, non le sanno comunicare e non le sanno gestire.

Come ho già detto nel post sul fattore umano, sarà la nostra intelligenza emotiva a salvarci, sarà la nostra capacita di gestione delle emozioni e delle soft skills a non metterci in concorrenza con le macchine, sarà la prospettiva femminile a salvarci.

Abbiamo mai pensato che forse dovremmo acquisire una visione più femminile del lavoro persino nei modi e nelle parole?

Il cambiamento della cultura lavorativa in questo paese passa anche attraverso l’uso di un linguaggio meno maschile e “maschio-centrico” da parte di uomini e donne, quel linguaggio che pone sempre e solo l’uomo al centro del sistema e sempre e solo l’uomo come metro di paragone.

Per questo, basta con i soliti complimenti alle donne.]]>

OCL

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