Il cammino verso la parità

parità

di Antonella Salvatore

La festa della donna ci impone di parlare di un problema ancora irrisolto non solo in Italia, ma nella gran parte dei paesi del mondo, ossia quello del cammino verso la parità di genere.

La disparità retributiva

Iniziamo dall’analisi delle disparità di salario. Secondo i dati Eurostat le donne dell’Unione guadagnano mediamente il 14% in meno rispetto ai colleghi maschi. Ci sono, tuttavia, profonde differenze tra i paesi. Ad esempio, dal 2018 in Islanda è legge il diritto delle donne ad avere lo stesso stipendio degli uomini quando ricoprono la stessa funzione. E le aziende che hanno più di 25 dipendenti devono dimostrare di rispettare la legge. Al contrario, Estonia e Lettonia sembrano essere i paesi con la maggiore disparità salariale, che supera anche il 21%.

Le disuguaglianze nel mondo del lavoro

Tuttavia, quando si parla di disparità non si può non tenere conto anche della qualità oltre che della quantità, ossia del tipo di occupazione, così come delle condizioni lavorative. In Italia, i ruoli direttivi, in posti pubblici e privati, sono occupati principalmente da uomini. Solo il 18% dei contratti da dirigente riguarda le donne. Inoltre, solo il 35% delle donne ha un ruolo da senatrice e soltanto sette donne su ottantaquattro hanno la funzione di rettrice in università. Al contrario, moltissime donne impiegate lavorano ai limiti della soglia di povertà, in quello che viene appunto definito lavoro povero. Occupazione mal retribuita, che riguarda spesso poche ore a settimana in ruoli in cui si richiedono scarse competenze tecniche.

Limitata partecipazione attiva alla vita del paese

In Italia manca molto spesso la partecipazione attiva delle donne alla vita amministrativa, politica ed economica del paese. Secondo il rapporto 2021 sul Gender Gap Equality, le task force istituite a causa della pandemia in ottantasette paesi del mondo, inclusi diciassette paesi della UE, sono state task force maschili nell’85,1% dei casi, task force femminili nell’11,4% dei casi e, solo nel 3,5%, task force con parità di genere. In fondo, lo abbiamo visto anche noi in televisione per due anni, i virologi e gli esperti sono stati quasi sempre uomini. Sempre secondo lo studio del 2021, nell’unione solo il 29,5% delle donne siede in consigli di amministrazione di società quotate. Il primo posto spetta alla Francia, con il 40%, e l’Italia segue subito dopo con Svezia e Belgio, con il 38%. 

Banche e politica, mondi inaccessibili

Passando alle banche, potremmo dire un universo governato dagli uomini. A partire dalla Banca Centrale Europea, la cui presidente è una donna, Christine Lagarde. Ma nella BCE solo la Lagarde, e un’altra donna, (due donne quindi) siedono nel board composto da venticinque membri. Infine la politica, che vede in tutta l’UE una non adeguata partecipazione femminile. Gli unici stati ad avere una rappresentazione gender-balanced (ossia con almeno il 40% di donne) sono attualmente Svezia, Spagna e Francia. Un cammino verso la parità di genere che resta ancora lungo da percorrere, e sicuramente da ricordare nella giornata internazionale della donna.

Foto di Crawford Jolly su Unsplash

OCL

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