Raggiungere la perfezione

perfezione

di Serena Maffia

La domanda è: perché dovete farlo? Perché volete essere perfetti, quando nessuno lo è? 

Quel gabbiano…

A tutti è capitato di sentire parlare del gabbiano Jonathan Livingston, protagonista del breve romanzo di Richard Bach, aviatore e scrittore statunitense. “Il gabbiano Jonathan Livingston”, diventato un Best seller negli anni Settanta in molti paesi del mondo per il suo aspetto spirituale, è stato in seguito impropriamente spacciato ai ragazzi per fiaba morale, come testo adatto a loro. Di adatto ai bambini c’è la caparbietà con cui il gabbiano si impegna nei suoi voli spericolati che però lo allontanano dal suo stormo, dalla sua “società” fino a esserne rifiutato.

Reietto nella società, così come nella considerazione di sé stesso

Chi è che non si è mai sentito inadatto a fare qualcosa e più portato per altro, magari per il pericolo? Ognuno di noi nasce con delle caratteristiche che permettono di essere facilitati in qualcosa. Il gabbiano Jonathan Livingston è portato sicuramente per il volo spericolato, per la velocità e per non arrendersi alla prima sconfitta, ma non è il suo corpo a non avere “briglie”, bensì la sua mente alla ricerca della libertà. Il coraggio, quindi, non c’entra niente con la perfezione, i coraggiosi hanno pietà, dal latino: pietās, quel sentimento che induce amore, compassione e rispetto per le altre persone. Quel coraggio che ti permette di salvare gli altri dal pericolo. E di rispetto Jonathan non ne ha per la sua “gente”, ma sicuramente è coraggioso non nel senso “eroico” del termine, ma nell’accezione di spericolato. 

La ricerca della libertà

È nascosta dietro la consapevolezza di essere finiti, la ricerca della “libertà” come raggiungimento della nostra espressione, di quella piccola parte di “infinitezza” che ci costituisce. Perché noi siamo sì esseri finiti, ma che tendono all’infinito. L’infinito è ciò che ci tiene lontani dalla morte ma che ci avvicina anche a essa quando ci dimentichiamo della nostra parte preponderante di finito che scandisce la nostra esistenza. Il gabbiano Jonathan Livingston vuole essere infinito, vuole far parte del tutto, dell’universo intero. A costo della vita stessa, che lo “incatena” alla realtà, alla quotidianità, raggiungendo la “perfezione del volo”.

Raggiungere la perfezione 

E come si fa a raggiungere la perfezione? Bach ci racconta che basta lasciarsi andare alle proprie intuizioni, alla propria natura “finita e infinita”. Soltanto chi vuole provarci può riuscirci, o comunque è un passo avanti agli altri, ma sicuramente non è compreso dagli altri perché non si accontenta di sopravvivere: di mangiare e dormire in un luogo sicuro. E chi cerca il “pericolo”, mette in pericolo anche gli altri, e deve inevitabilmente essere allontanato per il bene della società.

Ma perché non ci accontentiamo tutti di star bene e al sicuro? 

Perché abbiamo dei sentimenti e nel provarli, nel bene e nel male, ci sentiamo vivi, ci sentiamo forti, il nostro cervello produce delle sostanze che una volta provate è difficile farne a meno. Il gabbiano Jonathan Livingston promette allo stormo di smettere, ma non riesce a farne a meno. Non può smettere di volare sempre più velocemente rischiando di morire e producendo tanta adrenalina quanta dopamina ed euforia e “leggerezza” riesce a provare scampando alla morte. È una gioia incontrollata che lo illumina nel sentirsi “libero” e “grandioso”: infinito: “perfetto” come un Dio. Ma di un Dio non si può avere solo una cieca fede e c’è bisogno di miracoli, e Jonathan incontrerà il suo Gabbiano-Dio luminoso ed etereo che gli dimostrerà che ciò in cui crede esiste davvero. È morto? È vivo? E dove si trova allora? Si domanda il lettore. Nella sua mente?

Il potere della perfezione

La perfezione è “il grado qualitativo più elevato, tale da escludere qualsiasi difetto e spesso identificabile con l’assolutezza o la massima compiutezza”. Così è definita la “perfezione” dall’Oxford dictionary. Ma allora chi può raggiungere la perfezione? Soltanto un Dio? E qui Bach si apre al mondo della spiritualità, a quella materia troppo alta e delicata perfino per un maestro del gaba. 

La perfezione va usata con cautela

Sicuramente un piccolo libro molto intenso, troppo ricco di “pensiero” per essere compreso da tutti, anche se, come per tutti i libri, ognuno di noi può coglierne solo quella parte di cui comprende il senso. E per fortuna i sensi sono infiniti. Come “Il Piccolo Principe” di Antoine de Saint-Exupéry,”Il gabbiano Jonathan Livingston” di Richard Bach è un libro “magico”, e in quanto tale va “usato” con cautela. 

Foto di marcelkessler da Pixabay

OCL

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