Tecnologia e disturbi del sonno

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di Antonella Salvatore

Siamo fermi a casa, eppure molti di noi hanno la sensazione di viaggiare a tutta velocità. Anche se costretti a non muoverci, la nostra esistenza sembra tutt’altro che bloccata.

La tecnologia peggiora la qualità del sonno

La tecnologia, anche se per molti versi migliora la nostra vita, per altri la peggiora, soprattutto influendo sulla qualità del sonno. Riceviamo notizie in ogni minuto, siamo giustamente aggiornati in tempo reale sui contagi, ma anche sulla borsa che sale o scende, sui tweet dei politici, sugli attentati terroristici. Al tempo stesso, i social media esplodono di commenti e di like, l’ansia da prestazione sale. Molti si sentono sotto pressione, se non possono essere in presenza almeno vogliono farsi sentire sui social. Se vogliamo parlare con qualcuno usiamo la tecnologia, e se vogliamo fare shopping facciamo lo stesso. Ultimo, ma non ultimo, se la vita dentro casa diventa difficile, stare online sembra l’unico sfogo.  La tecnologia è entrata prepotentemente nelle vite di tutti, anche di coloro che prima accendevano a malapena un computer. 

Gli effetti della mancanza di sonno

Gli schermi luminosi di telefoni, tablet, computer e televisione rappresentano il primo problema alla difficoltà di prendere sonno. A seguire ci sono gli stimoli continui che riceviamo dallo schermo acceso. E invece dormire fa bene, aiuta a difendere il nostro sistema immunitario e può quindi aumentare la nostra protezione in un momento di pandemia. Lo dicono gli scienziati di tutto il mondo. Questo vale per l’uomo, ma anche per gli animali, che possono morire in poche settimane se privati del sonno. Dello stesso sonno parlava già Aristotele nei suoi scritti. Quantomai lungimiranti le sue osservazioni sul dormire bene e su come può preservare la vita dell’uomo. È stato ampiamente dimostrato che la mancanza di sonno provoca maggiori problemi di respirazione negli adulti. Ma dormire poco genera anche nervosismo, ansia, irritabilità e persino depressione. Oltre al fatto che chi dorme meno di 5-6 ore a notte, inevitabilmente, si sente affaticato e vorrebbe mettersi a letto durante il giorno. Neppure a dirlo, questo influisce sulla capacità di concentrarsi e di lavorare bene. E sono milioni nel mondo le persone che non dormono bene causa pandemia. Per maggiore stress, per ansia, ma anche solo per aver cambiato le abitudini di vita restando a casa durante il lockdown.

Come dormire meglio?

Certo se la nostra vita non avesse problemi e se non ci fosse la pandemia dormiremmo meglio. Ma qualcosa possiamo fare. Secondo gli esperti, bisognerebbe spegnere ogni strumento tecnologico almeno un’ora prima di andare a dormire.  Tra le attività molto benefiche, per la nostra mente così come per il nostro corpo troviamo la lettura, la scrittura e la meditazione. Leggere, scrivere e concentrarsi sul presente consentono di rallentare. Un libro è un compagno fedele. La scrittura con carta e penna può invece essere uno strumento per sfogare le proprie emozioni e fissare i propri pensieri. Un diario serale può essere un buon calmante e diventare quelle braccia in cui rifugiarsi per sentirsi capiti e protetti. Lo sanno bene gli psicoterapeuti, da tempo si parla di terapia della scrittura. E poi una breve meditazione. Ricavarsi alcuni minuti al giorno per rilassarsi e per portare l’attenzione sul respiro, sul “qui ed ora”, costituisce un buon modo per rallentare il ritmo e sentirsi sereni. E da questo, a cadere addormentati, passa davvero poco.

Dobbiamo darci un limite e imparare a gestire il nostro rapporto con la tecnologia. Un po’ come quando ai bambini viene dato un tempo per guardare i cartoni o stare alla playstation. Un limite necessario per dormire meglio e per non confondere la realtà fisica con quella virtuale.

Foto di Kinga Cichewicz su Unsplash

OCL

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