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Essere genitori durante il lockdown

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di Giosuè Prezioso

È ufficiale. L’Italia, insieme ad altri paesi europei e non solo, si blinda gradualmente verso una seconda esperienza di lockdown, riassorbendo tutti i componenti famigliari nel confortevole ma tuttavia limitato nucleo abitativo.

Cosa significa essere genitori durante il lockdown

Se da una parte il ‘nido’ crea reciproco conforto, dall’altra però, non mancano esperienze di confronto acceso. Piccoli spazi e insofferenze, già nella prima ondata primaverile hanno causato separazioni, violenze ed abusi. In un’Italia che vede poi 8 ragazzi under30 su 10 vivere con i propri genitori (siamo 25esimi su 28 stati in Europa) e il 17,4% di anziani che vive in famiglia (contro il 3% della Germania, per esempio) la dimensione domestica si fa più competitiva e difficile da gestire. In questo quadro, i genitori diventano figure di mediazione fra la vecchia e nuova generazione. Questo li carica così di responsabilità gestionali, logistiche e psico-emotive, che potrebbero necessitare di alcuni espedienti per vivere meglio quanto pare si prolungherà per un lungo inverno. Ad affrontare alcuni di questi punti è la Dott.ssa Alessandra Ruberto, psicologa e psicoterapeuta.

G: Alessandra, alcuni studi internazionali hanno rivelato che il 27% dei genitori in situazioni di lockdown ha percepito un “peggioramento delle proprie condizioni mentali.” Quali sintomi, manifestazioni e reazioni dovremmo aspettarci? Quando dovremmo cominciare a preoccuparci? A chi ci possiamo rivolgere, in caso?

A: Quello che stiamo vivendo in questo periodo è un trauma che scompagina le nostre vite, rompe le abitudini e rende possibile quello che nelle nostre menti sembrava impossibile. Tutto si ferma e questo ci costringe a fare i conti con il nostro intimo, il che non sempre si traduce in resilienza. Molte volte può creare disagi, malesseri, fino a vere e proprie patologie. Abbiamo notato un aumento dei disturbi d’ansia e dell’umore come conseguenze dirette ed indirette della COVID. Abbiamo assistito ad un aumento dei divorzi e delle separazioni, delle violenze in famiglia e delle dipendenze. Ovviamente il limite è individuale, dettato dalle strategie di coping soggettive. Tuttavia, quando il trauma entra nella nostra vita rompe un equilibrio che, se non si ricostituisce, merita di essere attenzionato. Molti colleghi, come me, in questo periodo continuano il loro lavoro in modalità on line. E se ci si accorge che il limite è stato superato conviene subito prendere provvedimenti. Questo perché la durata della situazione sfugge al nostro controllo, pertanto la tensione può essere costante.

G: Alessandra, due consigli e/o pratiche per affrontare questo lockdown con più consapevolezza, meno stress e vigore.

A: Flessibilità e tolleranza. In questo periodo è necessario mantenere un atteggiamento tollerante, comprendere che l’altro non è telecomandato, bensì portatore di bisogni, esigenze e desideri. Rinunciamo pertanto ad organizzare la giornata secondo quello che è il nostro “modo giusto”. Accettiamo che magari ne esistano altri che probabilmente non condividiamo – ma non per questo meno efficaci. Concentriamoci, anzi approfittiamo di questo stop dalla corsa quotidiana per rimetterci in pari con il lavoro. Oppure per svolgere quelle cose per le quali non abbiamo mai tempo, dedicarci alla cura di sé. Lasciamo spazio ai nostri bambini e alla noia, elemento fondamentale per sviluppare la fantasia. Accettiamo che in questo periodo le performance di tutti possano abbassarsi e per tali ragioni manteniamo un atteggiamento comprensivo e di supporto. Infine dedichiamoci al nostro mondo interno – a volte così ignoto e spaventoso – ma tuttavia l’unico posto dove poter trovare delle risorse per affrontare la situazione.

Foto di Mick Haupt su Unsplash

OCL

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