L’ interazione uomo – macchina

uomo macchina

di Andrea Bellezza

Dalle reminiscenze ancestrali dei primi manufatti, passando per la sedimentata storia degli utensili, fino ad arrivare ai prodotti e, soprattutto, ai dispositivi. Da sempre il tema dell’interazione tra esseri umani e strumenti, diventato poi ‘interazione uomo – macchina’ nel più ampio ambito dell’ergonomia, è centrale per la comprensione e per l’orientamento di qualsiasi attività lavorativa, figuriamoci per l’automazione e la robotica. Se poi dobbiamo progettare e testare robot si, ma anche cobot, ovvero robot collaborativi che cooperano con esseri umani e quindi necessitano di adeguati protocolli di sicurezza e comunicazione, la questione diventa ancor più cruciale.      

UX, User Experience

Ma cosa significa interazione uomo macchina? E come possiamo applicare tutto ciò? Andiamo in reverse e ripartiamo dalla fine. Il concetto fondamentale è – altro tormentone – la user experience – UX. Ovvero l’esperienza utente, quindi la relazione tra una persona e un sistema, sia esso strumento, prodotto, servizio, dispositivo. La UX è basilare non solo nell’ambito della progettazione, ma ormai più in generale come costrutto economico. Basti pensare a l’economia delle esperienze o alla finanza comportamentale. Nell’esperienza di relazione essere umano – sistema, che abbiamo definito UX, convergono molti e complessi fattori. Ovvero tutte le attitudini e le reazioni cognitive ed emotive dell’utente, quindi gli atteggiamenti e comportamenti d’utilizzo che scaturiscono dalla matrice psicosociale, ove confluiscono risposte individuali così come culturali. 

L’ interazione uomo – macchina

La forma della UX, la sua manifestazione pratica, è la user interface o UI. L’interfaccia che permette all’utente di stabilire effettivamente tale relazione, la forma dell’esperienza. Con maggiore rigore possiamo definire la UI come la dimensione fisica, temporale e semantica che permette l’interazione tra l’essere umano e il dispositivo. L’obiettivo della UI è essere efficace e quanto più efficiente, supportando l’azione dell’utilizzatore e le sue decisioni. La UI deve massimizzare usabilità, semplicità e gradevolezza, incoraggiando fin dove possibile l’apprendimento autonomo, minimizzando invece il rischio di errore e l’impegno richiesto all’utente.    

Il sistema cyberfisico

La terza rivoluzione industriale ha gradualmente focalizzato l’attenzione sulle interfacce grafiche – monitor, e sulle periferiche di input – mouse e tastiera. Aprendo, in questo modo, con la semplificazione dei sistemi operativi la strada all’informatica di massa, fino a condurci all’era del touch screen con smartphone e tablet. La rivoluzione successiva, appena iniziata, si misura invece con uno scenario decisamente più complesso. La comunicazione infatti non è limitata all’interazione uomo – macchina o macchina – macchina. Essa coinvolge reti complesse di sistemi naturali, artificiali, digitali e virtuali che, senza soluzione di continuità, costituiscono il già citato sistema cyberfisico.  

Interfaccia

È evidente la sostanziale importanza del tema interfaccia nella progettazione di sistemi di collaborazione tra robot ed esseri umani. In tal senso ci si si focalizza sulle interfacce naturali e fisiologiche, abbandonando l’artificialità della macchina. Questo per orientarsi a sistemi semantici e sintattici che mutuano modalità già appartenenti all’essere umano, come i gesti, il linguaggio e, addirittura, i pensieri e le emozioni. L’obiettivo è la totale ‘trasparenza’ dell’interfaccia, che scompare riassorbita nella spontaneità dell’esperienza di interazione.

Foto di Andy Kelly su Unsplash

OCL

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