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Work-life integration

work-life integration

di Silvia De Angeli

Negli ultimi mesi, a causa dell’emergenza pandemica e dei tanti cambiamenti sociali, economici e politici a questa connessi, gli italiani hanno sviluppato stili di vita nuovi. La loro routine si è rivoluzionata, prima con l’improvviso lockdown e poi con le conseguenti misure di sicurezza. In molti, per necessità, hanno cominciato a praticare lo smart working, o forse è meglio definire il lavoro di quei mesi “da remoto”, una pratica emergenziale, vincolata. Una cosa è certa: quando le persone potranno scegliere, in tanti non vorranno dire addio allo smart working, inteso come forma di lavoro agile, non legata alla presenza in un determinato luogo. 

Il work-life balance

La pandemia ci ha fatto comprendere e approfondire il valore e il senso della vita, e come l’ideale di equilibrio tra vita e lavoro sia un obiettivo irraggiungibile. Il work-life balance è una definizione ossimorica, antitetica e quasi utopistica. Oggi viviamo una realtà accelerata, in cui, grazie all’evoluzione sociale e tecnologica, le esperienze si fondono, convergono. Lo smart working sgretola la definizione di work-life balance in favore di una condizione di flessibilità, responsabilizzazione e valorizzazione della persona. Questo equilibrio non è più applicabile alle nuove modalità di lavoro, fondate sul superamento della giornata lavorativa fissa e delle otto ore seduti alla scrivania dell’ufficio. Ci si focalizza sempre più sulla produttività che sul tempo speso, considerando ogni attività della giornata come parte di un tutto, senza effettuare ripartizioni. Per le aziende, il superamento del work-life balance è un cambiamento di paradigma importante per la cultura interna e implica un profondo ripensamento dell’esperienza del lavoratore. Oggi, per avere successo, non è più necessario rispettare i limiti fissi che dividevano il “tempo lavorativo” dal “tempo personale”. Il tempo è sempre personale, e le persone devono essere coinvolte attivamente, messe al centro dell’organizzazione. I bisogni del singolo incontrano quelli dell’azienda, e viceversa. 

L’integrazione tra vita e lavoro

Dobbiamo ricercare un’integrazione, un’armonia, tra vita e lavoro (work-life integration), e avere consapevolezza dei comportamenti che ci permettono di raggiungerla. Le persone devono determinare quello che funziona meglio per loro, senza stare in bilico tra due sfere distinte, creando una separazione artificiale tra lavoro e vita. Non deve esserci competizione tra questi. Il lavoro è parte della vita. La vita è una, dai contorni dinamici e sfaccettati, in continuo cambiamento. Noi siamo il lavoro che facciamo e il nostro lavoro riflette chi siamo, ci appartiene e ci trasforma. Noi siamo il nostro (capo)lavoro. La work-life integrationcrea maggiori sinergie tra tutte le aree” della nostra vita personale e della nostra occupazione. Le persone, attraverso una piena consapevolezza di chi sono, degli altri e del mondo, devono imparare a gestire la proprie attività, a integrare correttamente le diverse situazioni, a valutare urgenze e priorità. Si tratta di fondere perfettamente le responsabilità che si hanno. Attraverso una pianificazione, non eccessivamente rigida, degli impegni si può ottimizzare il proprio tempo e capire come gestirlo al meglio in futuro.  L’integrazione non riguarda solo il singolo ma anche le relazioni. L’integrazione tra vita e lavoro, se basata su valori relazionali, quali il dialogo e la collaborazione, può favorire lo sviluppo del rapporto con gli altri. 

L’integrazione che piace ai giovani

Le nuove generazioni chiedono ambienti di lavoro smart e integrazione tra vita e lavoro. Le nuove tecnologie agevolano l’integrazione poiché permettono una riorganizzazione aziendale basata su strutture più agili e flessibili. Hanno distrutto il muro decadente che si reggeva a stento tra vita e lavoro. Non esistono più compartimenti stagni: il lavoro può intromettersi nel tempo libero, ma è vero anche il contrario.  Servono investimenti in software e in tecnologia mobile, così che si possa lavorare efficacemente da qualsiasi luogo e in qualsiasi momento. Ognuno, poi, trova il proprio ambiente di lavoro ideale. C’è chi preferisce lavorare in team, chi in ufficio, chi da solo, chi in treno, in un pub o in altri luoghi. Alcune persone possono arrivare sull’orlo del burnout ricercando l’ideale equilibrio tra vita e lavoro, mentre altre possono smarrirsi rincorrendo l’integrazione.  Non esiste, in assoluto, una strada giusta e una sbagliata. Il vero obiettivo è comprendere chi siamo, quali sono i nostri valori, i nostri bisogni e i nostri obiettivi personali, quelli che abbiamo scelto per noi stessi. Ovviamente, per avere una piena integrazione bisogna amare quello che si fa e come lo si fa.  Le persone lavorano meglio quando sono felici. Steve Jobs diceva: “l’unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che fate”.  

Foto di Jon Tyson su Unsplash

OCL

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