Addio al turismo “mordi e fuggi”?

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di Antonella Salvatore

Il crollo dell’industria turistica mondiale rappresenta un’occasione per ripensare il modo di viaggiare e di fruire delle bellezze del territorio. Il turismo, in ogni parte del mondo, ha avuto una battuta di arresto che si quantifica con una perdita di fatturato pari a 320 miliardi, nel solo periodo da gennaio a maggio 2020. Per l’Italia, passato il momento ferragosto, vacanze e voglia di dimenticare, arrivano i problemi per numerose città che un tempo ospitavano milioni di viaggiatori ogni anno. Sono in prima fila nel nostro paese luoghi come Venezia e Firenze, ma anche la stessa capitale. Una città come la Serenissima (250.000 abitanti), in era pre-covid, accoglieva fino a 30 milioni di turisti l’anno. In aggiunta al “mordi e fuggi” dei vacanzieri, Firenze ha sempre avuto un turismo studentesco, legato alle scuole internazionali sul nostro territorio. Un flusso di migliaia di studenti che oggi non fanno il semestre abroad. Ma la stessa Roma appare vuota e con pochissimi turisti, temerari che vagano per le vie del centro. Una città di cui ora è possibile ammirare la bellezza ma che, al tempo stesso, suscita tanta tristezza.

Addio al turismo “mordi e fuggi”?

Si tratta della fine del turismo nel nostro paese, in particolare di quello “mordi e fuggi” oppure dell’inizio di qualcosa di nuovo? Il coronavirus ha cambiato mappe, equilibri ed economia, diventando l’occasione per ripensare l’Italia e la gestione del suo patrimonio culturale. Purtroppo negli anni alcune città hanno consegnato i propri spazi in mano ad un turismo di massa, avido e frettoloso, spesso maleducato, poco rispettoso della nostra storia. Statue danneggiate, bagni nelle fontane di Roma o nel canale di Venezia fino ad arrivare a chi urina nelle calli veneziane. Di contro, ristoratori e baristi italiani che oggi subiscono un grave danno economico, hanno spesso approfittato di turisti sprovveduti, offrendo cibo di scarsa qualità per conti di migliaia di euro.

Ripensare il posizionamento delle città e fare marketing territoriale

Il turismo post-covid non potrà più essere lo stesso. Molte città italiane hanno bisogno di “riposizionarsi”, termine importato dal marketing che sta ad indicare un cambio di posizionamento, un nuovo modo di essere percepiti. Venezia, Firenze, Roma, non più prese d’assalto per un giorno, ma luoghi per un turismo limitato ed educato al rispetto della bellezza e della storia del nostro patrimonio. La stessa Roma, la città eterna, ha bisogno di essere ripensata innanzitutto nelle sue rotte turistiche. La capitale non è solo Colosseo e Musei Vaticani, ma può offrire storia, cultura e bellezza in angoli spesso sconosciuti ai più. Il turismo romano è diventato anch’esso, come quello veneziano e fiorentino, un turismo “mordi e fuggi”. 2,4 notti, tanto vale il soggiorno medio nella capitale, e sappiamo bene che non basta per apprezzare “la grande bellezza”. I concetti di marketing territoriale e destination management, solo per citarne un paio, potrebbero portare un cambiamento importante nel nostro territorio. In molti casi, il Belpaese ha bisogno di riposizionarsi, e di educare il viaggiatore ad un turismo di rispetto e cura del patrimonio locale.

Foto di Adriana Salvatore

OCL

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