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Da home working a smart working

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di Antonella Salvatore

Prima della pandemia, a lavorare da casa nel nostro paese erano poco più di mezzo milione di lavoratori. Per tutti gli altri, la vita si svolgeva in ufficio, magari dopo aver preso i mezzi pubblici o dopo aver fatto km di fila nel traffico, in andata e ritorno.

Le aziende e l’interesse per lo smart working

Ma l’emergenza coronavirus ha fatto sorgere un interesse sempre più crescente per il cosiddetto smart working. Superata l’iniziale diffidenza, i datori di lavoro hanno capito che il dipendente produce molto più stando a casa che non recandosi in ufficio. La pandemia ha aperto gli occhi alle organizzazioni che ora vedono nello smart working una opportunità. Infatti, la riduzione dei costi per le aziende può essere notevole: a cosa serve affittare nuovi spazi ed uffici se puoi permettere al tuo personale di alternarsi sul posto di lavoro? Quanto risparmio può avere un’organizzazione in termini di utenze, affitti, costi per le pulizie e la sicurezza se il dipendente si reca in ufficio una o due volte a settimana invece di cinque? In molti provano a stimare i risparmi per i datori di lavoro e a dare i numeri degli smart workers, ossia di coloro che resteranno a lavorare da casa, una volta passata l’emergenza.

E i lavoratori cosa ne pensano?

Diciamo intanto che oggi il lavoro da casa non è smart: è semplicemente home working. Ha indubbiamente i suoi vantaggi. Risparmi tempo, non prendi l’auto, non paghi l’abbonamento per i mezzi, non spendi soldi al bar, conservi i buoni pasto per la spesa della famiglia al supermercato. Tuttavia, l’home working funziona bene per chi non ha figli dentro casa e dispone di un proprio angolo per poter lavorare con tranquillità. La situazione si complica se tutta la famiglia, o anche solo la coppia, deve lavorare da casa in ambienti di modeste dimensioni. L’home working diventa smart con gli spazi e con l’adeguato sostegno della tecnologia. Infine, il lavoro da casa mal si applica alle professioni che necessitano del rapporto umano, del confronto e della socialità. Un esempio per tutti è il mondo dell’istruzione, che si avvia verso un futuro ibrido (la cosiddetta blended education).

Nuovi modi di abitare e lavorare

La casa è stata finora concepita per accogliere la famiglia, per il relax, non per essere un luogo di lavoro. Un sondaggio rivela che oltre la metà degli italiani ha apprezzato l’home working e vorrebbe proseguire, anche dopo la pandemia. Idealmente, molti vorrebbero lavorare da casa solo per parte della settimana, e la restante in ufficio. Quello che manca del posto di lavoro è la socialità, il rapporto coi colleghi, la pausa caffè. Inoltre, i lavoratori italiani si rendono conto che l’home working crea il bisogno di aggiornare la propria tecnologia e di rendere l’abitazione più idonea per una funzione di ufficio. Gli architetti nel mondo studiano nuove soluzioni per abitare e lavorare, dato che l’home working diventerà il futuro. Le case dovranno avere aspetti funzionali, tecnologia adeguata e spazi per tutti. Di contro, gli uffici avranno aree relax, stanze per la meditazione e per la socialità. Passata l’emergenza, ora l’obiettivo è passare dall’home working allo smart working.

Foto di Roberto Nickson su Unsplash

OCL

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