La fotografia di Ara Güler

fotografia

di Gottardo Pallastrelli

“Il destino di una città può diventare il carattere di una persona”. Con queste parole Orhan Pamuk dichiara inesorabilmente il proprio legame con Istanbul, città protagonista di molti dei suoi libri più famosi. Nel 2006, quando gli venne assegnato il Premio Nobel per la letteratura, la motivazione, fra l’altro, spiegava che “nella ricerca dell’anima malinconica della sua città natale, ha scoperto nuovi simboli per rappresentare lo scontro e l’interrelazione tra le diverse culture”.

Le foto di Güler in mostra a Roma

Vale la pena tenere presenti queste parole mentre si osservano le vedute in bianco e nero dedicate a Istanbul da Ara Güler, il grande fotografo turco a cui il Museo di Roma in Trastevere dedica una raffinata mostra aperta fino al 20 settembre 2020; le foto di Güler sono infatti pervase dallo stesso straordinario senso di malinconia generata da un evento inafferrabile che caratterizza i personaggi e soprattutto le descrizioni di luoghi e atmosfere tanto amate dall’autore de Il mio nome è Rosso e Neve. La mostra arriva a Roma dopo le tappe alla Galleria Saatchi a Londra, alla Galleria Polka a Parigi, al Tempio di Tofukuji a Kyoto e alla Alexander Hamilton Custom House a New York. Nato nel 1928 a Istanbul, a Beyoglu per l’esattezza, da genitori armeni, Güler ha sempre profondamente amato il cinema. La sua prima ambizione era diventare regista o drammaturgo, ma si iscrisse alla facoltà di economia, che abbandonò prontamente per seguire la sua passione per il fotogiornalismo. Inizialmente corrispondente dal Vicino Oriente per la rivista Time Life nel 1956 e, successivamente, nel 1958 per il settimanale francese Paris Match e il tedesco Stern, cominciò a lavorare anche per l’agenzia Magnum Photos, che, distribuendo le sue foto, lo rese uno dei più famosi fotografi internazionali.

Il bianco e nero dedicato a Istanbul

La mostra romana si tiene nei corridoi che abbracciano il chiostro del museo in Trastevere ed è allestita in modo essenziale ed elegante. Oltre ad una serie di 37 ritratti, si tratta di 45 fotografie, tutte rigorosamente in bianco e nero, dedicate a Istanbul, ai suoi panorami, alle sue atmosfere e ai suoi abitanti. La maggior parte degli scatti risalgono al periodo fra gli anni ’50 e ’60 e solo alcune sono più recenti, fino agli anni ’80. Tutte sono incorniciate con un semplice cassettone nero opaco e il titolo dell’opera e la data sono scritti a mano. Beyoglu, la zona di Istanbul dove è nato Güler, così come Pera e Galata, nel corso del ‘900 smisero di essere il luogo di incontro delle ricche famiglie levantine e cosmopolite che ne avevano caratterizzato la vita fino ai primi vent’anni del secolo scorso. Gli eleganti palazzi Art Nouveau o in stile tardo ottomano vennero per lungo tempo abbandonati e la vita sociale e mondana di quella zona ne risentì fortemente. È questa l’atmosfera che si respira in molte delle foto presenti in mostra nelle quali la città sembra sospesa fra maestose architetture e nostalgico abbandono. I panorami urbani di Güler diventano allora il palcoscenico di personaggi che attraversano la città quasi inconsapevoli della grandezza sfiorita con cui sono a contatto. In una foto del 1958 Güler ritrae un uomo avvolto in un impermeabile in stile moderno occidentale che si volta improvvisamente all’arrivo di una carrozza trainata da due cavalli il cui rumore sembra averlo sorpreso in mezzo alla strada. Il forte contrasto che si nota in questa immagine, fra l’uomo in impermeabile e la vecchia carrozza, sembra richiamare quello di due epoche e due mondi che faticosamente devono coesistere, sottolineando, con le parole ancora dello scrittore turco, “la stanchezza, l’invecchiamento e la tristezza della città”.

Foto di Ben Kerckx da Pixabay

OCL

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