Perché la scuola non riparte?

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di Antonella Salvatore

Come mai è così difficile decidere se, quando e come riaprire le scuole in Italia?

La riapertura delle scuole fa bene agli studenti

Ben 22 paesi europei hanno riaperto le scuole già da maggio, e la riapertura non ha comportato affatto, come si temeva, un incremento nella diffusione del coronavirus tra studenti, personale docente e famiglie. In alcuni stati del nord, come Danimarca e Norvegia, gli studenti sono tornati sui banchi di scuola già ad aprile e, nonostante questo, il trend del contagio ha proseguito la sua discesa. Secondo il parere di molti, risulta più dannoso continuare a tenere i bambini e ragazzi a casa, piuttosto che mandarli a scuola. Uno studio dell’Istituto Gaslini mostra che il 65% dei bambini d’età inferiore ai 6 anni, e il 71% d’età maggiore di 6, ha manifestato sintomi di regressione. Ansia, irritabilità, disturbi del sonno, aggressività sono tutti effetti che derivano dalla forzata quarantena, dalle paure dei genitori che si trasmettono sui figli e, soprattutto, dalla mancanza della relazione con i propri coetanei. La scuola porta con sé non solo la didattica ma anche la relazione, il gioco, la crescita.

In Italia mancano insegnanti

Ancora oggi non è stato deciso molto sulla riapertura delle scuole in Italia. Certo viene da chiedersi come mai sia possibile rischiare di prendere il virus in discoteca o mentre si fa un aperitivo, mentre non sia possibile sedersi ai banchi di scuola. La classe non rappresenta forse una situazione di “assembramento” meno pericoloso di una discoteca? Esiste una sola difficoltà in Italia, che impedisce la riapertura: la mancanza di insegnanti. Secondo alcune stime pare che nel nostro paese manchino all’appello almeno 120.000 docenti. Lo scorso anno di 66 mila cattedre scoperte ne sono state assegnate solo il 50%. Per questo la nostra scuola è definita in alcuni casi “scuola pollaio”. Le aule contengono più di 25-30 alunni dato che scarseggiano i docenti e quindi la riapertura, che obbliga al distanziamento sociale, pone il problema di avere più insegnanti.

Dobbiamo tornare ad investire nell’istruzione

I numeri non sorprendono perché per anni gli investimenti nella scuola sono stati ridotti fino a scendere al misero 3,8% del PIL, siamo i peggiori d’Europa e dell’area OCSE. In queste ore si sta discutendo di tornare al 5%, che rappresenterebbe la media europea, ma occorre fare in fretta, settembre è molto vicino. L’inutile proposta di fare le classi di sabato non risolverebbe il problema, dato che oggi le scuole hanno già l’autonomia di fare la settimana lunga o corta. Ecco allora la sintesi del problema: proprio come nel caso della sanità, mancano le risorse umane e su queste occorre investire. Ricordiamoci che l’abbandono scolastico, prima di Covid, superava il 14%, il peggiore dell’area OCSE e che, come dice l’ISTAT, in questa pandemia un terzo delle famiglie non ha avuto un computer a disposizione.

Se non vogliamo peggiorare la dispersione scolastica e aggravare le disuguaglianze che sono emerse in questi mesi, dobbiamo tornare ad investire in modo serio e strategico sulla scuola.

Foto di CDC su Unsplash

OCL

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