La scelta del copione di vita

copione vita

di Antonella Salvatore

Numerosi studi sulla nostra psiche hanno dimostrato l’importanza di quello che apprendiamo e proviamo entro i primi 6 anni di vita. Non solo, ha un valore molto grande anche ciò che recepiamo dai 7 ai 14 anni e poi fino ai 21-22 anni.

Il copione di vita

Dagli studi di Eric Berne, a quelli di Roberto Assagioli, a molti altri, notiamo che tutti convengono sul fatto che gli insegnamenti nel periodo dell’infanzia o della gioventù sono fondamentali per lo sviluppo della persona e per la scelta di quello che si chiama “copione di vita”. Fu Berne a parlarne per primo. Siamo i protagonisti della nostra esistenza e, ci piaccia o no, siamo noi a decidere comparse, azioni, successi e fallimenti. La nostra vita può essere una brillante commedia oppure una infinita tragedia. Dipende solo da noi, e questo non ha nulla a vedere con i successi o i problemi che realmente ci troveremo ad affrontare, ma solo con i comportamenti che metteremo in atto. Avere consapevolezza del copione vuole dire essere coscienti di come viviamo e vivremo la nostra vita e dei meccanismi che attiveremo in determinate situazioni. Così, ad esempio, chi studia la psiche ci dice che chi non ha ricevuto affetto o carezze da bambino/adolescente, si sentirà non amabile. Con gli anni, questo potrebbe portare la persona a mettere in atto comportamenti sbagliati, come accettare e subire violenza, o dipendere completamente da un’altra persona da un punto di vista psicologico.

Studiare noi stessi a scuola

Ma se la scelta del copione di vita è così importante, allora viene da chiedersi come mai lo studio di noi stessi e della nostra mente non rientri nel percorso scolastico. Perché a scuola non ci fanno studiare chi siamo e come ci comportiamo? Passiamo tanto tempo a studiare gli altri e a giudicare le loro azioni. Anni di formazione in cui allo studente viene giustamente chiesto di studiare e capire il mondo, di comprendere il contesto e le altre persone. Eppure, manca un pezzo del puzzle, e ciò che manca siamo noi. Cosa accadrebbe se sin da piccoli qualcuno (non solo il genitore) ci facesse riflettere sui nostri comportamenti? Cosa succederebbe se imparassimo a capire che in noi abitano un adulto e un bambino e che usiamo l’uno o l’altro a seconda delle situazioni? Quanto bene farebbe, a noi e alla nostra vita, sapere che questi due esseri, genitore/figlio, coesistono in noi ma che dobbiamo capire chi sta agendo, quando e perché? Diamo risposte sull’universo, studiamo cosa pensano gli animali, esploriamo mondi sconosciuti ma non analizziamo noi stessi. Eccezion fatta per alcune scuole in cui si studiano intelligenza emotiva, empatia, o si pratica meditazione, e tolti gli studenti della facoltà di psicologia e materie affini, a nessuno di noi viene insegnato che nella vita abbiamo un copione, che lo apprendiamo da piccoli, o comunque da giovani, e che lo recitiamo negli anni. Dobbiamo faticare davvero molto per comprendere che la nostra attenzione e la nostra vita devono essere dedicate a migliorare aspetti che possiamo gestire e controllare. E invece quanti di noi, quanti uomini e donne, passano l’esistenza a colpevolizzarsi per non essere riusciti a cambiare un figlio o un partner? Quanti provano a voler cambiare quello che non si può cambiare e che sfugge al loro controllo? Quanti buttano la loro vita? E ora che Covid ci ha risvegliati ricordandoci che viviamo nell’incertezza, adesso che la vita ci appare finalmente fluida, come è sempre realmente stata, non sarebbe importante ripensare l’istruzione e insegnare agli individui a lavorare su loro stessi?

La scelta del copione di vita rappresenta la decisione più importante dell’esistenza di un individuo e noi, ancora oggi, la lasciamo quasi completamente nelle mani del caso.

Foto di Laurenz Kleinheider su Unsplash

OCL

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