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A scuola senza compagno di banco

di Antonella Salvatore

Ora che il lockdown è terminato e che abbiamo riacquisito molte delle nostre abitudini e delle nostre libertà, possiamo pensare a quello che abbiamo imparato da questa esperienza. Fino a febbraio moltissime attività, cose, abitudini ci sembravano essenziali. Sono bastate poche settimane e ci siamo resi conto della loro inutilità o di quanto certi aspetti della nostra vita siano in effetti poco rilevanti per lo sviluppo del nostro benessere e di quello della comunità cui apparteniamo. Durante la quarantena siamo stati perfettamente in grado di fare a meno di tanta zavorra e ci siamo scoperti nuovi, meno dipendenti da shopping compulsivo, oggetti superflui, modi di fare sbagliati.

L’uomo è un animale sociale

Al contrario, aspetti a cui precedentemente non davamo molta rilevanza, o che forse davamo per scontati, ci sono apparsi in tutta la loro imponenza, primo fra tutti la relazione con i nostri simili. Da poco abbiamo parzialmente recuperato la relazione umana, forse non la riacquisteremo mai del tutto e lo stesso accadrà agli studenti di tutto il mondo. La scuola non è solo didattica, esami, classi online, e insegnamento. Ora più che mai sappiamo che l’istituzione scolastica è inclusione, valorizzazione della unicità dell’essere umano, empatia, amicizia. Hanno riaperto le scuole in molti paesi, tra cui Giappone, Cina, Israele, Danimarca, Norvegia, Germania, Canada, tra controllo della temperatura, distanziamento sociale, turni nelle classi e igienizzazione. La distanza tra i banchi varia dal metro e mezzo ai due metri e in Cina c’è chi ha persino inventato dei cappelli social-distancing per aiutare i bambini ad evitare il contatto con i propri coetanei e a non toccarsi.

Chi di noi non ricorda il proprio compagno di banco?

Le scuole riapriranno anche da noi tra visiere, mascherine e divisori in plexiglass. Il dibattito è aperto, tutto resta da definire. Ma quel che sembra certo è che gli studenti post-Covid 19 non avranno più un compagno di banco. Avere il banco “attaccato” a quello di un altro bambino o ragazzino ha significato per tutti noi affrontare la vita tenendosi per mano con chi era come noi, con chi aveva le nostre stesse paure e i nostri stessi sogni. Quell’essere umano con cui abbiamo incrociato lo sguardo il primo giorno di scuola, con il quale non abbiamo esitato a essere solidali e a spartirci il panino della ricreazione, da cui ci siamo difesi stabilendo confini con gomme e matite, è stato, per molti di noi, il primo essere umano nei confronti del quale abbiamo provato il sentimento dell’amicizia. Colui o colei che sapeva di noi cose che non avremmo mai detto ai nostri genitori o a fratelli e sorelle. Il coronavirus ha tolto a un miliardo, e quasi 500 milioni di studenti nel mondo, il regalo di avere un compagno di banco, quella figura con cui la gran parte di noi ha fatto le prime esperienze di vita.

Scuola e relazione sociale

La scuola è relazione sociale. Più in generale, essa è uguaglianza e inclusione, senso di appartenenza, luogo in cui nascono amicizie, amori, percorsi di vita. E tutta questa socialità, questi rapporti fra simili, questo mondo pieno di storie vissute e da vivere non potrà mai esistere nella didattica a distanza. La tecnologia rappresenta un supporto per l’apprendimento, e non ne potremo fare più a meno, ma la relazione sociale costruita a scuola costituisce il banco di prova per la vita. Ecco allora che parlare degli istituti scolastici solo come luoghi fisici nei quali consentire lo svolgimento della didattica, ragionare unicamente su come distanziare i banchi e igienizzare le mani è assolutamente sbagliato. Non dimentichiamoci che la scuola ha un impatto determinante sullo sviluppo delle relazioni sociali di ciascun individuo.

Foto di Museums Victoria su Unsplash

OCL

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