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Bambini, la loro ripartenza

di Silvia De Angeli

È arrivata la tanto attesa fase delle riaperture. Ma non tutti, purtroppo, ripartiranno. Ci sono bar che non alzeranno le saracinesche, ci sono centri sportivi dove non ci si allenerà più e professionisti di tutte le categorie che, per motivi ormai noti, non riprenderanno a lavorare. E poi ci sono i bambini che, come molti adulti, hanno visto sfumare davanti ai propri occhi le abitudini di sempre: i giochi coi coetanei, gli sport e molte altre attività di socializzazione.

Il malessere e la fragilità di bambini e ragazzi

Bisogna tener conto anche degli effetti di oltre due mesi di lockdown sui più piccoli. Infatti, sono molti quelli che hanno manifestato piccoli disturbi, come tic, ansia o malessere. Da un lato, questo può essere dovuto all’improvvisa perdita delle proprie abitudini e della possibilità di interazione, dall’altro dalla percezione del pericolo (come spiegare il Coronavirus a un bambino). Non dobbiamo dimenticarci dei bambini e dei ragazzi che si trovano in situazioni particolari, dei minori non accompagnati, lontani dalla famiglia di origine, oppure di quelli che dai genitori vengono maltrattati e abusati, che vivono in condizioni di estrema povertà, che non hanno sostegno di alcun genere, magari nemmeno assistenza o cure essenziali al loro benessere fisico e mentale. Negli scorsi mesi abbiamo archiviato la categoria “bambini” rispondendo con fatica al diritto all’istruzione, aggrappandoci ad una traballante e improvvisata didattica a distanza (DAD), e dando il via libera a qualche passeggiata.

Il nuovo decreto rilancio per i più piccoli

Se da un lato ci sono molti genitori che tornano a lavorare, dall’altro vi sono i loro figli che invece restano a casa. La curiosità e la vitalità di un bambino non si possono ridurre a quanto abbiamo ipotizzato fino a ieri. Non si può minimizzare la presenza dei più piccoli nella società, citandoli soltanto in risposta all’esigenza di conciliare la ripresa delle attività degli adulti con la fine delle lezioni. Non possiamo parlare di loro solo come alunni o figli. Bisogna avere una visione d’insieme e un piano d’azione omogeneo, senza prevedere risposte individuali e la risposta deve vedere protagonisti, insieme, istituzioni, famiglie, scuole, terzo settore e aziende. Per i bambini dai 3 ai 17 anni, da metà giugno, è prevista la parziale riapertura delle attività ludico, ricreative ed educative a loro dedicate. Ma se per i più grandi si comincia a parlare di ripartenza, per i piccolissimi fino a 3 anni si accenna soltanto alla possibilità di andare al parco. Dalle misure, dunque, si evince che per il momento gli asili non riaprano le porte. Il Governo ha stanziato 150 milioni di euro per i centri estivi e il Dipartimento per le politiche della famiglia ha immediatamente pubblicato le linee guida per la gestione in sicurezza di opportunità organizzate di socialità e gioco per bambini e adolescenti nella fase 2.

Ripartenza in sicurezza

Riaprono i parchi e i giardini pubblici. Sopra i 6 anni di età tutti i bambini dovranno indossare la mascherina. È obbligatorio il mantenimento della distanza interpersonale di almeno un metro e, sotto i 14 anni, è necessario l’accompagnamento da parte di un genitore o di un altro adulto familiare, anche non parente. Per quanto riguarda le superfici, verranno periodicamente disinfettate. Iniziano i centri estivi. Le attività ludico-educative, previste per bambini e ragazzi dai 3 ai 17 anni, avverranno per piccoli gruppi, stabili nel tempo e di età omogenea, con un rapporto numerico operatore-minore diverso in relazione all’età. In linea generale, saranno privilegiati i luoghi all’aperto. Saranno rispettate tutte le misure necessarie a prevenire il contagio: mascherina, gel disinfettante, ingresso scaglionato, misurazione della temperatura, certificato medico e pulizia frequente. Perché la ripartenza riguardi tutti, i minori con disabilità saranno affiancati da un operatore a loro assegnato e le famiglie con più difficoltà di conciliazione cura-lavoro, i nuclei monogenitoriali e le condizioni di fragilità avranno la priorità nell’accesso a questi servizi.

È la prova del nove che ci può dare gli strumenti per ripensare l’apertura delle scuole. Non facciamoci sfuggire quest’occasione.

Foto di Myles Tan su Unsplash

OCL

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