Cartoline dalla quarantena

di Leonida Valeri

«Ti accorgi dell’importanza di una cosa solo quando questa ti viene a mancare». La massima, mai così attuale, può essere declinata in molteplici versioni, ma il significato è sempre quello. Il confinamento in casa ci ha spinto a sognare la semplicità di una reale passeggiata o di un contatto dal vivo, mentre un virus pandemico s’è introdotto furtivamente nelle nostre vite e nel programma del pianeta. Cosa rimarrà, in noi, dopo questa quarantena? E a lockdown completamente terminato?

Quando una telefonata fa notizia

Un collega mi ha detto: «L’altro giorno ho ricevuto una chiamata di un mio conoscente. Sono stato ad ascoltarlo, abbiamo chiacchierato un po’ e quindi ci siamo salutati. Poi ho pensato: perché mi ha telefonato? Ecco, in genere vengo contattato per un motivo, come tante persone, credo. Invece voleva sapere come stavo, scambiare due parole. Nulla di più. Mi è sembrato strano, tra l’altro lui non abita da solo, perché nella vita frettolosa pre-coronavirus, ogni squillo di cellulare era funzionale a qualcosa».

La Spagnola

È trascorso un secolo da quando, fra il 1918 e il 1920, l’influenza definita Spagnola, anche se non proveniva dalla Spagna, eliminò una buona fetta della popolazione del pianeta, quella scampata alle bombe e alle baionette. Le vittime della pandemia furono superiori ai morti del conflitto mondiale. Cos’è cambiato da allora? Dopo cento anni di crescita delle diverse branche della conoscenza (e relativo sviluppo di medicina, tecnologia, prevenzione e dei vari spin-off), un nuovo virus, che aggredisce provocando sintomi «simil-influenzali», è riuscito a mettere in ginocchio il mondo. Il tema meriterebbe una seria riflessione, anche escatologica, sul “chi siamo”, eccetera eccetera, fino al “dove stiamo andando”. Già.

Dove stiamo andando?

L’incertezza è stata un doloroso sentimento durante il rigido confinamento. E continuerà a esserlo nelle fasi di «allentamento» della quarantena e oltre. È una cartolina cupa, triste, scritta nella difficoltà di intravedere salvagenti all’orizzonte, evidenze a cui aggrapparsi. Nessuno sa dire cosa accadrà dopo. «“Paura” è il nome che diamo alla nostra incertezza, alla nostra ignoranza della minaccia, o di ciò che c’è da fare»: è una frase di Zygmunt Bauman, liberamente estrapolata dal suo “Paura liquida”. Sul web circola una frase di Giacomo Leopardi, che può essere presa in prestito: «Il forse è la parola più bella del vocabolario italiano, perché apre delle possibilità, non certezze… Perché non cerca la fine, ma va verso l’infinito».

I cinque sensi

Il diabolico virus ci ha divisi. Il web, invece, ha rappresentato un fattore d’unione. Molte iniziative sono state messe in atto per aiutare le famiglie a trascorrere il tempo, in casa, tenendo la mente impegnata: visite ai musei, lezioni di ginnastica, concerti, spettacoli, regate veliche, partite a scacchi e così via. Tutto virtuale. E tutto interessante. Anche perché è emersa ulteriormente l’importanza di ciò che davamo per scontato: le sensazioni che solo l’attivazione reale dei cinque sensi possono dare. La Pietà di Michelangelo non è la stessa cosa vista in foto, in video, o ammirata dal vivo. Retorica? Semplice constatazione dopo settimane di lockdown.

La ripartenza

«Prendetela come una missione di lunga durata», dichiarò l’astronauta italiana Samantha Cristoforetti in una diretta sul web, a proposito della quarantena. Già, pensiamo a qualcosa di molto complicato, ad esempio un viaggio verso Marte, confinati in una navicella-scatoletta. Ci sono varie fasi: la partenza e il lungo tragitto, poi la permanenza nell’attesa che si apra la finestra per un veloce rientro, e quindi il ritorno. Tutte frazioni rischiose, piene di incognite. E di incertezze. Sono cartoline, stando alla metafora, di ciò che abbiamo vissuto in casa e che stiamo tuttora sperimentando. Serviranno la calma, la resilienza e il sangue freddo degli astronauti. Ancora per un po’.

Puntare sul segno «più»

«La pazienza è la più eroica delle virtù, perché non ha nessuna apparenza d’eroico»: ancora Leopardi, dallo Zibaldone. «Anche se il timore avrà sempre più argomenti, scegli la speranza e metti fine alla tua angoscia», scrisse Seneca. Sarà importante che ciascuno si appropri di quella piccola parte del reset che lo riguarda, o su cui detiene un minimo di influenza. Perché, parafrasando Harvey B. Mackay, scrittore e uomo d’affari, avremo ragione sia pensando positivo, rimboccandoci le maniche, sia agendo da pessimisti. Tanto vale, quindi, puntare sul segno più.

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

OCL

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: