Turismo di prossimità, ricominciamo dall’Italia

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di Silvia De Angeli

Il turismo del futuro ci porterà lontano accorciando tempi, distanze e costi. Il prossimo turismo, quello a noi più vicino sarà un turismo di prossimità, e non è solo un gioco di parole. Ridurrà anch’esso tempi, distanze e costi, ma nel verso opposto: non pianificheremo più lunghi tragitti, ci muoveremo su percorsi ridotti, prima impercettibili, e probabilmente risparmieremo su molte spese di viaggio. Rispolvereremo carte geografiche dalle scale grandi. Torneremo nei luoghi della nostra infanzia, che sanno di malinconia e giovane spensieratezza. E nelle valigie, accanto alla crema solare, non mancheranno altre protezioni: mascherine, guanti, gel igienizzante.

Il turismo di prossimità della fase 2

Siamo oggi nell’incerto incipit della fase 2. Non partiremo domani, certo, ma appena sarà possibile lo faremo. Per il nostro bene, perché dopo mesi di quarantena abbiamo bisogno di cambiare aria, e per il bene dell’intera economia italiana, stremata da settimane di lockdown. Sarà una partenza, non una ripartenza: nulla sarà più come prima. E allora tocca a noi. Dobbiamo assumerci la grande responsabilità di far partire l’Italia, intraprendendo strade diverse, adottando modelli di business nuovi e forme di accoglienza differenti, strutturate ad hoc, nel rispetto delle disposizioni di sicurezza vigenti. Non è una responsabilità da poco: “se gli italiani scegliessero di trascorrere una vacanza nel Belpaese nell’anno in corso potrebbero spingere il turismo nostrano a uscire gradualmente dalle secche della crisi generata dagli effetti del Covid-19”, fa sapere Demoskopika. Ciò che fa ben sperare sono le cifre stimate del turismo autoctono: “ben 275 milioni di presenze che potrebbero dare una boccata d’ossigeno all’intero comparto con una spesa pari a 20,6 miliardi di euro”. Il turismo di prossimità potrebbe compensare almeno del 30% la mancanza dei turisti stranieri in Italia.

Distanza e igiene anche in vacanza

I tormentoni dell’estate 2020 saranno: distanziamento sociale e continua igienizzazione. Bisognerà evitare i luoghi affollati. Rintracceremo, ingrandendo le mappe dei nostri smartphone o consultando carte geografiche locali, piccole spiagge, parchi naturali, borghi, vallate. Ma non dovremo accontentarci, anzi. Tutte le regioni italiane abbondano di mete da visitare, di luoghi da vivere. Basti pensare che la Lombardia, priva di mare, vanta 5 laghi maggiori e 80 minori, con 11 isole e 200 spiagge navigabili. Nel polo opposto del Belpaese, in Sicilia, troviamo le importanti vestigia della Magna Grecia, dell’Antica Roma e persino siti preistorici. È impossibile passare in rassegna tutta la ricchezza che possediamo, spesso inconsciamente, immeritatamente. E ce n’è per tutti i gusti. L’Italia, tutta, è spettacolare. Con le sue grandi città e i piccoli borghi, sparsi qua e là per il Paese, tra cui ci sono i Borghi Più Belli d’Italia, ben 289. È un patrimonio che ci appartiene. Siamo noi che facciamo vivere questi beni – così il FAI definisce le sue tante proprietà storico-artistiche o paesaggistiche.

Un turismo sostenibile e responsabile

Il turismo di prossimità sarà la rivincita di un modo di viaggiare lento, sostenibile e responsabile, prima oscurato dai tanti pacchetti all inclusive offerti dai siti di viaggio. Vacanze caratterizzate dalla ricerca di autenticità, di un’esperienza vera, della riscoperta dei sapori, delle bellezze, delle culture e delle tradizioni dei luoghi. Tornare a viaggiare, dopo mesi di isolamento potrà aiutarci a varcare nuovamente la soglia di casa, a convivere con l’invisibile presenza del virus, a sconfiggere la paura e a liberare, per un po’ di tempo, la mente dai tanti pensieri ci hanno fatto compagnia in questi mesi. Il turismo di prossimità non è la gita della domenica; può durare a lungo, perché è solo con il tempo che si possono conoscere i luoghi. Per evitare le grandi folle, molti sceglieranno di alloggiare in piccole pensioni a gestione familiare, in bed and breakfast, in agriturismi o agricampeggi, in alberghi diffusi, in rifugi montani, in fattorie didattiche. Vacanze responsabili, rispettose nei confronti del territorio e più accessibili. Sarà l’opportunità per dare forma a un turismo di qualità, destinato a durare nel tempo, capace di ridare vita ad alcune aree, di rivalutare molte zone del nostro Paese. Potrà essere l’occasione, ad esempio, per combattere lo spopolamento delle nostre montagne, investire nelle piccole attività locali e nella valorizzazione delle storie di chi, da secoli, vive quelle realtà uniche al mondo, dove ancora si sta a contatto con la terra e di quello che questa, stagionalmente, ci dona.

Scopriremo che viaggiare non vuol dire solo andare lontano, via da tutto, superare i confini e tagliare i ponti con la quotidianità. Viaggiare è un moto sia esteriore che interiore: tutto parte da noi. Alcuni luoghi, soprattutto quelli a noi più prossimi, contengono le risposte che spesso andiamo a cercare lontano. Tranquilla, Italia, non ti lasciamo sola. E se è vero, come dicono in molti, che “nulla tornerà più come prima”, non smetteremo di farlo.

Photo credit: Antonella Salvatore

OCL

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