Breaking News

Flessibilità, la skill anti Covid19

flessibilità

di Andrea Ciancarelli

Il Coronavirus ci ha stravolto le vite. Ha cambiato il modo in cui viviamo, la nostra quotidianità e la maniera in cui stiamo facendo impresa. Uno dei grandi interrogativi che ci aspettano nell’immediato futuro è quanto questo stravolgimento resterà dentro di noi, come influenzerà le nostre scelte di vita, le nostre abitudini, e di conseguenza la domanda di mercato dei vari settori.

Il cambiamento per le imprese

Una cosa è certa, molte imprese non potranno essere più le stesse, pena la chiusura. Purtroppo però, questo concetto, nella microimpresa e nel mondo del franchising, non è ancora chiaro a tutti e molti non stanno neppure ragionando sulla possibilità di rivedere il proprio format. Yuval Noah Harari, uno degli storici e saggisti più brillanti del nostro tempo, in una recente intervista rilasciata a SkyTG24 ha detto: “La cosa più importante è insegnare ai più giovani […] come preservare la loro flessibilità mentale perché dovranno continuare a cambiare per tutta la vita. È la parte più difficile per molti. Da giovani, si vivono continui cambiamenti. Ma alla maggior parte delle persone, a 40 o 50 anni, non piacciono i cambiamenti. Preferiscono la stabilità”. Se questo ha senso nel lungo periodo, oggi lo ha anche nell’immediato futuro. E non sono più solo i giovani a dover imparare a sviluppare flessibilità, ma tutti noi imprenditori, tutti noi quarantenni e cinquantenni a cui i cambiamenti non piacciono.

Flessibilità, la competenza necessaria

E cosa vuol dire rendersi flessibili nell’impresa? Nel nostro caso specifico, nel mercato del post-Coronavirus, significa avere una mente aperta, essere disposti al cambiamento e soprattutto cercare opportunità dove tutti sembrano vedere dei problemi. Proviamo a fare un esempio ragionando su uno dei mercati più forti nel mondo franchising, quello del food. Nel corso degli anni abbiamo visto la dimensione dei locali ridursi sempre più, dalle grandi metrature riservate solo ai BIG siamo passati lentamente a locali sempre più piccoli e snelli, rivolti ad un nuovo target, quello del pranzo veloce. Questo ha comportato una nuova impostazione d’impresa, con costi fissi sempre più contenuti ed un minor rischio d’impresa. Se un imprenditore degli anni ‘90 avesse potuto guardare al futuro, ne sarebbe rimasto sconcertato. Ma anche nei mutamenti di domanda più lenti c’è chi è rimasto “indietro”, legato a vecchie idee ed a vecchi stili d’impresa. Qualcuno è stato graziato dalla lentezza di questi mutamenti (che spesso richiedono anni), ma oggi la situazione è diversa. Prima del COVID19, i nuovi trend erano già nell’aria. Si parlava già di Dark Kitchen, di crescita esponenziale di take-away e delivery e di quando i millennials avrebbero raggiunto l’età giusta per innescare il cambiamento definitivo sul fronte dello street-food, costringendo l’offerta ad adeguarsi. Il Coronavirus ha agito come macchina del tempo. E’ come se avesse accelerato lo sviluppo del mercato in un momento. Dieci anni in uno schiocco di dita. Questo non vale ovviamente solo per il food. Pensiamo al mondo del retail, un’altro dei giganti di mercato. Nel tempo sono spuntate timidamente varie piattaforme che proponevano una nuova esperienza di acquisto e non tutte sono riuscite ad emergere. Qualcuna però (pensiamo a Zalando o a Privalia),è riuscita lentamente ad affermarsi e a catturare poco a poco un pubblico sempre più vasto.

Quali saranno i nuovi comportamenti d’acquisto?

La domanda giusta da porsi è: a giugno, a settembre, o nei prossimi mesi, quando inizieremo a riappropriarci lentamente delle nostre vite, saremo più propensi a tornare nei Centri Commerciali o magari a comprare un vestito online? Preferiremo scendere a mangiare un panino in pausa pranzo o ce lo faremo portare direttamente in ufficio? Sono queste le domande che, nei propri settori di competenza, ognuno di noi dovrebbe porsi. Dobbiamo metterci nei panni dei nostri clienti, capire quali saranno le loro esigenze e tra queste, quelle per cui saranno disposti a spendere. Quando si realizza un progetto di una Start-Up, si parte sempre dalla domanda, da una domanda specifica di uno specifico target e si lavora per rispondere a quella domanda nel miglior modo possibile. Quello che dobbiamo capire è che la domanda dei nostri clienti sta cambiando, e lo sta facendo ad una velocità impressionante. Ci saranno imprese che si ostineranno a mantenere la loro linea, il loro modus operandi andando dritte per la propria strada. E ci saranno altre che invece cercheranno nuove opportunità, proprio lì, dove molti vedranno solo problemi insormontabili da superare. Nel prossimo futuro, la differenza tra successo e fallimento starà tutta lì.

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

OCL

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: