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colloquio discriminazione

Rubrica di orientamento al lavoro di Antonella Salvatore

Ci sono domande che non dovrebbero essere mai chieste ad un colloquio di lavoro. Si tratta di quesiti discriminatori, che mettono in difficoltà il candidato ed evidenziano criteri di selezione non basati sul merito ma su caratteristiche di altro tipo, come ad esempio il genere piuttosto che lo stato civile o la religione.

Le domande discriminatorie

Molte di queste domande, ancora oggi, riguardano le donne. Chiedere ad una candidata se pensa di avere una famiglia o quando pensa di avere figli significa non rispettare la legge nella gran parte dei paesi in cui sussiste l’uguaglianza dei diritti tra uomini e donne. Ma anche domandare la religione o l’etnia di una persona risulta discriminante, così come provare a capire il pensiero politico o per chi ha votato il candidato alle ultime elezioni. Infine, cercare di capire l’orientamento sessuale e discriminare per questo è illegale, ma ancora oggi accade. Chi si presenta a colloquio si trova in una posizione psicologica di debolezza, potrebbe sentirsi in imbarazzo o difficoltà ed obbligato a rispondere.

Il diversity management in azienda

Gli stessi datori di lavoro e le stesse aziende devono rivedere costantemente il proprio processo di selezione per assicurarsi di avere in piedi una procedura equa, che non discrimini le donne o le persone di fede religiosa diversa o di altro credo politico. Proprio per questo, sono sempre di più le aziende che assumono i cosiddetti diversity manager, figure che valorizzano l’inclusione e gestiscono le diversità.

Photo by Sebastian Herrmann on Unsplash

OCL

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