Nella crisi, meglio essere ottimisti

ottimismo

di Leonida Valeri

Il mondo in ginocchio per un virus sconosciuto. Medici in trincea. Tragedie familiari. Aziende bloccate. Lavoratori senza lavoro. Economia in tilt. Eventi globali annullati. Missioni spaziali stoppate. Il caos planetario. Non era mai accaduto. Siamo nel buio. Tutti a casa. E cresce l’angoscia. È possibile guardare in prospettiva, e «rimanere positivi» durante la quarantena tra le mura domestiche, confidando nella fine del tunnel? L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha pubblicato una serie di consigli, anche per contrastare paure e stress e aiutare le persone a non rimanere prigioniere dei pensieri negativi. Tra i suggerimenti, quelli di cominciare una sorta di dieta delle immagini e di approcciare la meditazione. Nella crisi, guardiamo dentro noi stessi, dunque. Perché, recitando speranzosi il mantra di quest’epoca, «andrà tutto bene». E, come scriveva Marcello Marchesi nei “100 Neoproverbi”, «ogni rovescio ha la sua medaglia».

Tutti a casa, e non è un film

Un terzo circa della popolazione mondiale attende, relegato, che il mostro finisca di uccidere. Le stime sono fluttuanti. L’Unesco ha contato gli studenti, dai bimbi agli universitari, a casa: sono un miliardo e 370 milioni, di 138 nazioni. Gli insegnati: oltre 60 milioni. Questo il quadro. Chi può si è attrezzato col pc, lo sappiamo, per studiare e/o lavorare. Nel frattempo, si moltiplicano le iniziative da parte di enti e istituzioni per facilitare la quarantena sedentaria dei nuclei familiari. Sono state aperte le porte degli archivi online, contenenti video, foto, documenti d’interesse per giovani e meno giovani desiderosi di accrescere il proprio bagaglio culturale, tenendo allenata la mente. OCL, nella sezione news, riporta diverse di queste iniziative, come quelle dell’Istituto Luce-Cinecittà, della Società Dante Alighieri, della World digital library dell’Unesco.

Una tranquilla giornata di paura

Non c’è bisogno di vivere l’epoca del coronavirus per osservare e annotare che la programmazione del piccolo schermo è inflazionata di film su omicidi, commissari che inseguono gli assassini, catastrofi planetarie, strazianti tragedie umane, thriller sanguinolenti, horror raccapriccianti, botte, ammazzamenti. È la cronaca di una «tranquilla giornata di paura», parafrasando il titolo di un film drammatico, di fronte al piccolo schermo. Un orizzonte luminoso, tranquillo e positivo, è difficile da catturare in tv. Un esempio virtuoso, da proporre alle giovani generazioni, pure. Anche i programmi leggeri, o i format di intrattenimento, contengono il messaggio ansiogeno e per nulla subliminale dell’ultima corsa, della dead-line, del baratro dietro l’angolo. E, purtroppo, non c’è soluzione di continuità nei giorni contrassegnati dal Covid-19.

Pensare positivo

«Meglio essere ottimista e avere torto, piuttosto che pessimista e avere ragione», scrisse un tale di nome Albert Einstein, che aveva 39 anni quando si scatenò la pandemia definita “spagnola”. Di questi tempi, forse, più che tenere in mano il “Rapporto segreto da Iron Mountain”, sarebbe meglio leggere uno dei tanti libri sul valore della positività, tipo “Promesso! Non avrò mai più un pensiero negativo”, citando il primo titolo che salta in mente. «Gli ottimisti hanno ragione. E anche i pessimisti. Sta a voi scegliere quale dei due essere»: è una sottile finezza di Harvey B. Mackay. L’Organizzazione mondiale della sanità, dicevamo, consiglia moderazione di fronte alle immagini: «Cerca di limitare la preoccupazione e l’agitazione riducendo il tempo che tu e la tua famiglia trascorrete guardando o ascoltando i media che percepisci come sconvolgenti». È uno dei consigli per «far fronte allo stress durante l’epidemia di Covid-19».

Cogliere l’occasione

«Ho avuto un sacco di preoccupazioni nella mia vita, la maggior parte delle quali non si sono mai avverate», scrisse Mark Twain. Nel vademecum dei suggerimenti dell’Oms, per contrastare paura e negatività, emergono anche quelli riguardanti il rilassamento e la meditazione. Ecco un’occasione da cogliere. Ci sono il tempo e gli stimoli per iniziare. «L’ottimista vede opportunità in ogni pericolo, il pessimista vede pericoli in ogni opportunità». La frase è di Winston Churchill. Per cominciare a meditare non serve assumere posizioni da contorsionista in luoghi desolati, di fronte a panorami mozzafiato. Del resto, siamo tutti a casa. È sufficiente ritagliarsi uno spazio al riparo dal rumore e dalle distrazioni e sedersi su una sedia comoda, con la schiena diritta, gli occhi chiusi, cercando di mettere in silenzio la mente. Bastano 15 minuti, per cominciare. Ma sarà importante la costanza, la pratica quotidiana. Online esistono indicazioni più o meno articolate. Corsi di mindfulness presso le università, o di meditazione in generale, possono essere seguiti, anche gratuitamente, una volta terminata l’emergenza. Perché, ripetendo il mantra e chiudendo il cerchio, è meglio immaginare che «andrà tutto bene».

Foto di Luisella Planeta Leoni da Pixabay

OCL

One thought on “Nella crisi, meglio essere ottimisti”

  1. Straordinario articolo: alla sua chiarezza per essere capito da tutti allega dotte citazioni di grande cultura generale; soprattutto è il primo articolo che leggo che affronta il tragico tema del coronavirus facendoti riflettere e pensare a tutt’altro!

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