La minaccia che arriva dallo spazio

asteroide

di Leonida Valeri

Sembra quasi un gioco che si ripete e si ripete. Un argomento per chiacchierare, al posto del calcio o del tempo, creando un po’ di divertimento e le consuete chiose banali. «Arriva l’asteroide che sfiorerà la Terra»; «È pericoloso? No, ok, ci ha detto bene, però… ». Adesso l’argomento è in stand by perché il pianeta è in emergenza sanitaria a causa del coronavirus, il nemico invisibile che s’è infilato nella nostra quotidianità. Ma i macigni continuano a piovere dallo spazio. Nulla li ferma. E la questione non è da ridere: lo confermano gli sforzi economici, e quelli in risorse umane, in intelligenze e competenze, messi in campo a livello internazionale.

I numeri del gigante in arrivo

L’asteroide che busserà dalle nostre parti si chiama 1998 OR2. Desta clamore per le sue dimensioni: fra 1,7 e 4 chilometri. Ergo, è del tipo «grande distruzione». Ma non ci colpirà, sfreccerà veloce, a 31mila km/h, ben oltre la distanza che ci separa dalla Luna. Quindi non creerà alcun fastidio. Sarà possibile osservarlo col telescopio il 29 aprile. Del resto, nello spazio nulla è fermo. Dobbiamo rivedere l’immagine poetica del pianeta blu che trotterella sereno e indisturbato. Perché intorno a noi è un brulicare di asteroidi, meteoroidi, comete, detriti che girovagano senza meta. Il loro numero è enorme. E non c’è nessuno a dirigere il traffico.

Toc, toc…

Il 15 aprile 2018, l’asteroide 2018 GE3, di diametro stimato tra 50 e 100 metri circa, s’affacciò a 192mila km dalla terra, cioè tra noi e la Luna, e fu scoperto solo il giorno prima. Il masso 2011 MD, un oggetto di 10, forse 30 metri, il 27 giugno del 2011 bussò a 12mila km di altezza, infilandosi al di sotto dei satelliti geostazionari (circa 35.800 km), più o meno alla quota di volo degli aerei di linea. Sono due esempi fra tanti. Ergo, noi terrestri abitiamo su un tiro a segno a tre dimensioni. Statisticamente parlando, prima o poi, qualcosa, di grosso, riesce a centrarti. Per fortuna i tempi fra un colpo e l’altro sono siderali, quindi molto lunghi.

Accadde in Siberia

Sul cielo di Čeljabinsk, una città da un milione e 200mila abitanti alle porte della Siberia occidentale, il 15 febbraio del 2013 esplose, disintegrandosi, un meteoroide di 15 metri di diametro. Non venne individuato in anticipo, i radar non lo videro. Pare avesse una massa di 10mila tonnellate, forse più. L’onda d’urto del botto mandò in frantumi le finestre e creò danni ad alcuni edifici, provocando migliaia di feriti. E ancora. Nella Siberia centrale, nella zona di Tunguska, il 30 giugno del 1908 «qualcosa» conflagrò prima di raggiungere il suolo, distruggendo oltre duemila chilometri quadrati di taiga e sterminando branchi di renne. Dimensioni probabili dell’oggetto: fra i 30 a 70 metri.

Asteroid day

Per ricordare Tunguska è stato fondato Asteroid Day, un giorno internazionale per la sensibilizzazione riguardo al rischio asteroidi, che si svolge tutti gli anni il 30 giugno, sotto l’egida delle Nazioni Unite. La ricorrenza è quasi sconosciuta in Italia. C’è un altro giorno, però, che merita una citazione, perché rappresenta uno spartiacque di consapevolezza, avendo contribuito in maniera determinante a cambiare il nostro modo di guardare il cielo. Da allora, infatti, è svanito il romanticismo. Riavvolgiamo il nastro a 31 anni fa.

Quando il mondo rischiò grosso

Era il 22 marzo del 1989. L’asteroide 4581 Asclepius, un mostro di 300 metri, ci mancò di poco: sfrecciò dove la Terra si trovava sei ore prima. Sarebbe stata una catastrofe. Non ce ne accorgemmo: il potenziale killer venne individuato solo nove giorni dopo. Dopo, non prima. Fu così che dall’inizio degli anni ’90 la questione «proiettili che piovono dallo spazio» assunse un’altra piega. Tuttora esistono diversi progetti internazionali di rilevamento e di monitoraggio dei cosiddetti Near-Earth Objects (NEO): vengono identificati, classificati in base alla traiettoria, se rischiosa o no, e monitorati. Sono migliaia. Il Planetary Defense Coordination Office della Nasa funge da raccordo. Attualmente non c’è alcun allarme.

Meglio non rendere il favore

Per la prima volta nella storia, l’uomo è in possesso degli strumenti per deviare, almeno a livello teorico, le bombe spaziali, e scongiurare la catastrofe planetaria. Come quella che determinò l’estinzione dei dinosauri, circa 66 milioni di anni fa, causata dall’impatto di un asteroide di circa 10 km di diametro. Allora non esistevamo. Ma quel sinistro evento fece la nostra fortuna, creando le premesse per l’evoluzione del genere umano. Bene. Non vorremmo che la storia si ripetesse al contrario. Da qualche parte, nella vastità dello spazio, dice qualcuno, c’è il macigno che in un lontano futuro «sboccerà» la Terra. Ecco, quel giorno la tecnologia ci aiuterà, si spera, a neutralizzare la minaccia. E a sopravvivere. Così non saremo costretti a sdebitarci coi dinosauri.

Foto di Родион Журавлёв da Pixabay

OCL

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