Lo shopping nell’era di Covid-19

commercio online

di Antonella Salvatore

Il commercio elettronico in Europa ha raggiunto cifre astronomiche. Il giro d’affari è passato da 547 miliardi nel 2018 a 621 nel 2019.

L’e-commerce in Italia

L’Italia ha fatto la sua (piccola) parte superando vendite per 31 miliardi, un volume in costante crescita sia per quanto riguarda i prodotti sia per quanto concerne i servizi. Tuttavia, nonostante il trend positivo degli ultimi anni, il nostro paese resta ancora tra gli ultimi stati europei per vendite online, molto distante dai grandi come Germania, Regno Unito e Francia (evitiamo del tutto il paragone con Cina e Stati Uniti). Da noi, le cifre complessive dell’e-commerce rimangono ancora contenute, mediamente il 44% degli italiani compra online, contro una media europea del 68%. L’e-commerce italiano è più forte nei prodotti che nei servizi e, in particolare, vincono le categorie della tecnologia e della moda (abbigliamento e scarpe in particolare). Oggi circa il 90% della popolazione italiana tra gli 11 e i 75 anni accede ad internet, l’uso del telefono ha superato il pc. Da un punto di vista geografico i dati delle vendite online fanno emergere le regioni più distanti dai grandi centri urbani, in particolare il Sud, Campania, Calabria, Abruzzo, Puglia e Basilicata. Questo fa intuire quindi quasi un bisogno dell’online, più che un trend; laddove mancano grandi marche e negozi, la distanza si accorcia grazie ad internet senza bisogno di percorrere km.

Le ragioni dei numeri italiani

La prima ragione dei numeri italiani si deve trovare nella ancora scarsa competitività del retailing online, forse meno appetibile di quello medio europeo date le limitate competenze digitali. Ma emerge anche una componente culturale e sociale dietro i numeri del nostro e-commerce. Siamo comunque una popolazione anziana, e il consumatore di casa nostra, proprio quello più adulto, è abituato alla relazione e amante del rapporto con gli altri. La passeggiata del sabato, il giro per i negozi del centro, soprattutto nelle province, sono legati al fatto di avere una popolazione relationship- oriented. Si tratta di una percentuale molto alta di over 50 per i quali lo shopping rappresenta un’occasione di svago e di incontro. Questo ce lo dimostra anche la recente paura del coronavirus, Covid-19. Il timore del contagio ha fatto impennare le vendite online dei supermercati, soprattutto per i beni di prima necessità. In certe zone chi fa la spesa online deve attendere alcuni giorni prima di ricevere la consegna a casa, i siti web sono andati in tilt data la domanda delle regioni oggi maggiormente colpite. Questo proprio a dimostrazione di quanto appena detto: un’ampia fascia di popolazione compra online se è costretta, ma se potesse comprerebbe di persona.

Qual è il futuro dell’online?

Indubbiamente il virus che oggi spaventa il globo è destinato a cambiare le abitudini di consumo di noi italiani, e lo sta già facendo. Ma nonostante questo, almeno per i prossimi anni, l’online è destinato a convivere con l’offline e con l’umano. Ce lo dimostrano i sempre più numerosi retailer che danno la possibilità di vivere una esperienza in-store unitamente a quella online. La stessa Amazon, nata vendendo libri su internet, oggi apre librerie fisiche offrendo ai propri clienti l’esperienza da vivere in negozio unitamente alla stessa esperienza online. Entri, tocchi, vedi, parli e poi compri attraverso i tablet e computer disponibili in store. Un altro grande retailer, Zara, ha aperto a Londra il primo “bricks & clicks” store: negozi senza camerini e senza casse, in cui i clienti possono ammirare e toccare le collezioni, ma poi prendono un tablet e acquistano online, restando all’interno dello stesso punto vendita. Le nuove soluzioni proposte dai grandi come Amazon e Zara ci fanno capire che esperienza virtuale e reale dovranno coesistere e imparare a convivere sempre più.

Se l’online salva dai virus, l’offline continua ad emozionare.

Photo by rupixen.com on Unsplash

OCL

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