La cultura digitale consente un futuro sostenibile

cultura digitale

di Francesco Fravolini

La cultura digitale

La cultura digitale favorisce la consapevolezza di un futuro sostenibile, permette una costante riflessione sui temi dell’inclusione sociale e dell’interculturalità, diminuisce il contrasto dei pregiudizi verso le differenze etniche. Questa sfida culturale diventa il principale obiettivo che vuole perseguire DiCultHer, il Network italiano che costituisce la Scuola a rete in Digital Cultural Heritage, Arts and Humanities per costruire e consolidare una cultura dell’innovazione tecnologica digitale sulle problematiche legate alla conservazione, valorizzazione e promozione del Cultural Heritage, attraverso la partecipazione al progetto Unesco-Edu sull’Agenda 2030, organizzato dall’Ufficio Scolastico Regionale per il Molise con il patrocinio di DiCultHer. L’iniziativa, promossa dall’Associazione Italiana Giovani per l’Unesco (Aigu) in accordo con la Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco e il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha visto una partecipazione di circa 700 studenti, dirigenti scolastici, docenti, rappresentanti dell’AIGU di varie regioni italiane.

Crescita del web

«Il web si è sviluppato – commenta Natalia Pichierri, docente di Pianificazione strategica e sicurezza informatica per il Master Management degli Istituto scolastici, educativi e formativi (MIS) di Tor Vergata a Roma e Project Management – con i download e i shareware, con una generazione che apprende, lavora, si diverte e si esprime attraverso strumenti aperti e collaborativi. Il contesto sociale si sviluppa, dunque, all’insegna della collaborazione ed è arrivato ad avere uno spazio per trasferire, produrre o costruire conoscenza. Tuttavia, le app usate realmente sono pochissime. Qualcosa lentamente si sta facendo e la stessa pubblica amministrazione con il processo di digitalizzazione e i servizi al cittadino sta contribuendo in questa direzione. Non si tratta di cambiare l’approccio culturale dall’alto a livello di piattaforme e dati ma bisogna educare e sviluppare le competenze digitali di base di tutta la popolazione che molto spesso si trova incapace ancora di compilare semplici form via web e non conosce i propri diritti e doveri su Internet. Educare significa mettere in condizione le persone di apprendere, anche quelle senza lavoro, di creare dei programmi ad hoc obbligatori per adulti che diano una prospettiva di vita nuova e una speranza di cambiamento attraverso Internet perché il potenziale oggi è rappresentato dalla risorsa informazione. Partirei dal web, e farei vedere come è possibile crearsi un lavoro o incrementare i volumi di affare con una semplice app, che badiamo bene, non è comunque semplice da creare ma, con accorgimenti tecnici, veloce da personalizzare e divulgare su scala mondiale».

Finalità DiCultHer

DiCultHer intende ribadire il ruolo del digitale nella conservazione, valorizzazione, diffusione del patrimonio culturale, attraverso la presentazione della “Carta di Pietrelcina sull’educazione all’eredità culturale digitale”. La Carta che rappresenta il quadro di riferimento dell’agire della Rete DiCultHer per sostenere una responsabilità comune e condivisa rispetto a un bene comune, il patrimonio culturale, nella prospettiva di contestualizzare la Convenzione di Faro nell’Era Digitale e per andare ben oltre il semplice utilizzo delle sole tecnologie in funzione abilitante ai fini della valorizzazione – ovvero come strumenti pensati per favorire processi di semplice aggiornamento e digitalizzazione dell’esistente, perché il ‘sapere’ digitale offre occasioni di ri-configurazione complessiva delle entità e dei luoghi culturali come eredità comuni.

Criticità e opportunità del web

«Le rivoluzioni industriali – commenta Antonino Calabrese, Dirigente Nazionale Associazione Sociologi Italiani – mutano da sempre il lavoro e l’economia, cambiando la società: il consumo, le forme di convivenza, il tempo libero, la cultura. I giovani sono per natura più reattivi a queste trasformazioni perché dotati biologicamente di maggiore elasticità, i quali rispondono con le forme simboliche e culturali del loro tempo. La cultura digitale si è sviluppata attraverso la progressiva sedimentazione di pratiche, modelli, idee che hanno finito con l’influire copiosamente nelle dinamiche lavorative, sociali ed economiche tout court. I giovani sono i veri portatori dell’innovazione. Ogni nuova generazione subisce e riformula la cultura del proprio tempo, apportando una nuova linfa vitale ai processi sociali. Aumentano progressivamente i lavori nel settore Ict e gli investimenti sull’imprenditoria digitale, avviando nuovi modi di condurre la libera professione attraverso il web. Tra le competenze più richieste spiccano la capacità di sviluppare e implementare strategie commerciali, migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti, ottimizzare il tasso delle conversioni dei siti web. Tra i digital job (lavori digitali) possiamo menzionare questi profili professionali: web designer, esperto cms, web content editor, copywriter, e-commerce manager, videomaker, web developer, cloud architect. I lavori digitali sono ad oggi più richiesti nell’area Nord Ovest del paese e si tratta per lo più di lavori qualificati. Questo andamento rispecchia le previsioni: saranno i ruoli meno qualificati a essere prevalentemente sostituiti dalle macchine. Notevoli risultati si stanno registrando nella cosiddetta sharing economy (economia collaborativa), con la condivisione di beni e servizi tra privati, e anche nella gig economy (prestazioni lavorative su richiesta), in cui domanda e offerta vengono gestite mediante app e piattaforme dedicate. Per orientarsi positivamente in questo contesto è diventato necessario valorizzare il proprio know-how, nonché la correlazione tra apprendimento, innovazione e competitività, come proposto dalla cosiddetta “economia della conoscenza”. La parola chiave è in questo caso “flessibilità”: la sopravvivenza di lavoratori e imprese dipende dalla loro capacità di prevedere e gestire il cambiamento, quale importante fattore di crescita e di sviluppo».

Photo by NordWood Themes on Unsplash

OCL

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