A scuola di empatia

scuola empatia

di Antonella Salvatore

Lo sviluppo tecnologico mette a rischio la relazione umana

Lo sviluppo delle nuove tecnologie, unitamente alla velocità con cui il mondo si sta trasformando, ci porta spesso a dimenticare che il protagonista di tutti questi cambiamenti è solo ed unicamente l’essere umano. Ma come si sentono gli individui in una società sempre più tecnologica e robotizzata, dove le relazioni e le conversazioni tra esseri umani diventano ogni giorno più rare? Osserviamo coppie che invece di parlarsi e guardarsi negli occhi sono immerse nella loro realtà virtuale, con lo sguardo fisso su uno schermo. Ma anche persone che con l’utilizzo continuo del modo imperativo quando parlano con i robot domestici si allontanano dalla relazione umana: useremo solo l’imperativo tra qualche anno? E che fine farà la gentilezza? Forse questo ci fa capire che ritrovare e comprendere l’essere umano, l’altro, rappresenta una vera emergenza.

Insegnare l’empatia

Il governo danese ha deciso di partire dalle emozioni e dalle scuole primarie. I maestri fanno vedere ai bambini in classe i volti di altri bambini e persone che mostrano diversi stati emozionali: espressioni di felicità piuttosto che di tristezza, paura oppure ancora ansia, frustrazione o semplicemente pentimento dopo aver commesso un errore. Qual è lo scopo di questo tipo di esercizio scolastico? Insegnare ai bambini, fin dalla tenera età (l’esperimento si svolge con piccoli dai 3 agli 8 anni) a riconoscere gli stati d’animo delle persone che li circondano, a capire gli esseri umani e come si sentono nelle diverse situazioni quotidiane. Si tratta di uno degli insegnamenti più importanti nella vita di un individuo: è il momento in cui il bambino comprende di non essere solo a provare emozioni, in cui si sviluppa in lui un sentimento di condivisione, comprensione e apprezzamento per il suo simile. Ma insegnare l’empatia è anche una lezione che fa capire che tutti gli esseri umani sono parte di una comunità, quella stessa in cui gli studenti dovranno vivere e lavorare per il resto della loro vita.

L’empatia genera rispetto e felicità

Il programma danese è anche stato concepito come antidoto al bullismo, nato per incoraggiare la comprensione e la cura dell’altro permette di evitare i tipici fenomeni di bullismo scolastico. Studiare empatia in Danimarca è anche rivoluzionario da un punto di vista sociale: questa tipologia di progetto permette di mischiare studenti accademicamente più forti con quelli meno preparati da un punto di vista scolastico, ma che hanno sicuramente altre doti e punti di forza. In questo modo i docenti aiutano a ridurre i fenomeni di classismo e le differenze sociali, favorendo l’inclusione e insegnando ai propri figli ad aiutarsi gli uni con gli altri. Infine, l’empatia a scuola genera benessere e soddisfazione negli studenti. I bambini si sentono parte di un gruppo, non avvertono la solitudine, prendono coscienza del fatto che esistono le emozioni, e che tutti le provano, a prescindere dalla famiglia e dal reddito. Questa piena consapevolezza di come ci si può sentire nella vita, e di come gli altri possono aiutarci, rappresenta forse la prima ragione per cui la popolazione danese continua ad essere considerata la più felice al mondo.

Photo by Annie Spratt on Unsplash

OCL

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