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Michelangelo a colori

mostra Michelangelo esposizione

di Gottardo Pallastrelli

“Molte volte le immagini mal dipinte distraggono e fanno perdere la devozione almeno a quelli che ne hanno poca. E al contrario, quelle che sono divinamente dipinte, anche ai poco devoti e pronti a ciò, provocano e traggono le lacrime, ed ispirano col grave aspetto riverenza e timore”.

Michelangelo a colori, in mostra a Roma

Queste parole, in cui risuona l’eco del pensiero neoplatonico di Michelangelo, possono servire da giusta introduzione a una piccola, ma raffinata ed elegante mostra che fino al 6 gennaio 2020 viene ospitata nella Galleria d’Arte Antica di Palazzo Barberini a Roma. Michelangelo a Colori, curata da Francesca Parrilla e Massimo Pirondini, con il coordinamento scientifico e organizzativo di Yuri Primarosa. Una mostra che intende mettere a confronto fra loro alcuni dipinti di Marcello Venusti, Lelio Orsi, Marco Pino e Jacopino del Conte. E, soprattutto, pone le opere di questi seguaci di Michelangelo in relazione con l’idea originaria del maestro che abbiamo qui la possibilità di intuire grazie ad alcune ottime riproduzioni di suoi disegni poste a fianco dei dipinti in mostra.

Il lavoro dei curatori

Va segnalato l’ottimo lavoro dei curatori. In appena una sola sala espositiva sono riusciti a ricreare e ad offrire, almeno parzialmente, al visitatore la possibilità di cogliere il clima artistico e religioso che ruotava intorno all’opera di Michelangelo. Tale obiettivo è stato raggiunto. A dimostrazione che, grazie ad un buon progetto e ad un impianto scientifico ben studiato, quello che conta non è il numero delle opere, ma la loro qualità. Proprio come nel caso di questa piccola esposizione in cui ogni dipinto merita attenzione ed apprezzamento per l’attenta scelta.

L’Annunciazione di Lelio Orsi

La mostra è l’occasione sia per vedere quadri che attualmente si trovano in musei meno noti seppure bellissimi, sia per conoscere quadri scovati in collezioni private, anch’essi di gran pregio ed interesse. Ma anche per rivedere, in questo caso posti nella loro migliore collocazione, alcuni dipinti provenienti da musei di più facile frequentazione. E così possiamo ammirare l’Annunciazione di Lelio Orsi dal museo di Novellara. Quel pittore che Federico Zeri definì “l’ultima faccia sotto cui riappare il vetustissimo “laicismo” padano”. E soffermarci anche sul retro del dipinto ove è riportato un interessante cartiglio con “perizia commerciale”, una delle prime conosciute, trascritta proprio da Zeri nel 1950.

I dipinti di Marcello Venusti

Sulla prima parete a sinistra sono poi posti in affascinante confronto due dipinti di Marcello Venusti. Hanno come soggetto l’Orazione nell’orto derivanti dal noto cartonetto fiorentino di Michelangelo (Firenze, Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi). Qui si rileva, in particolare nella tavola di Spoleto, la straordinaria qualità cromatica dell’artista lombardo la cui “vicenda stilistica può persino sembrare incoerente ove sia considerata al di fuori dei fermenti e delle spirazioni che travagliavano la società romana del momento”. Anche queste sono parole di Federico Zeri che meglio forse di chiunque altro ha saputo nel suo celeberrimo Pittura e Controriforma (1957, Giulio Einaudi Editore, Torino) comprendere e descrivere l’animo e l’ambito umano e culturale dei pittori attivi a Roma e in Italia nell’ultimo quarto del Cinquecento. Sempre del Venusti merita attenzione un bellissimo olio su rame raffigurante Cristo crocefisso con la Madonna, San Giovanni e Maria Maddalena ai piedi della croce. Rispetto alle più note crocefissioni dipinte dal Venusti, realizzate unendo i tre celebri disegni di Michelangelo, vede l’aggiunta ai piedi della croce di Maria Maddalena.

L’allestimento della sala

Per concludere occorre commentare il raffinato allestimento della sala. I curatori infatti, come a voler sottolineare in modo ancora più marcato il titolo della mostra, hanno elegantemente esposto i dipinti su pannelli di un colore rosa antico; questi, oltre a richiamare le tavolozze tardo cinquecentesche, contribuiscono a far risaltare i quadri e a evidenziarne il senso dell’esposizione.

Foto di cains da Pixabay

OCL

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