La società della comunicazione

comunicazione smartphone

di Nicola Sapio

“E’ importante conoscere gli strumenti disponibili per una cultura, ma è molto più importante come questa cultura decide di utilizzarli.”

Henry Jenkins

La società della comunicazione

La società moderna è caratterizzata da una enorme massa di informazioni che ogni giorno viene scambiata tramite i più svariati canali di comunicazione, da quelli tradizionali (carta stampata, tv, radio, teatro, cinema..) a quelli digitali (siti internet, blog, social network..). La sempre maggiore velocità con cui queste informazioni vengono diffuse, tratto peculiare della società della comunicazione in cui viviamo, è inversamente proporzionale alla sempre minore attenzione con cui i contenuti vengono verificati, compresi, interiorizzate e, quindi, ricordati. Questa pericolosa deriva può incidere anche in ambito educativo con vari fenomeni come quello del calo dell’attenzione causata anche dal cosiddetto sovraccarico cognitivo.

Gli italiani dipendenti dallo smartphone

Una ricerca annuale condotta a livello globale dalla società specializzata Deloitte, la Global Mobile Consumer Survey, ci indica che l’Italia detiene da anni alcuni primati, di cui non necessariamente andare fieri. Scopriamo un contesto in cui lo smartphone si è trasformato in un fedele e onnipresente compagno che ci accompagna nell’intero arco della giornata senza soluzione di continuità. L’edizione 2014 della survey già evidenziava che “il 35% degli intervistati dichiara di controllare il cellulare entro i primi cinque minuti dal risveglio” in uno stato di praticamente continua connessione che prosegue per l’intera giornata. Nell’edizione del 2015 gli italiani risultano “il popolo europeo più attaccato al cellulare” con il 63% degli intervistati che dichiara di controllare il cellulare nella mezz’ora che precede il sonno. Ma anche i “più narcisisti e consumisti d’Europa” con un’impressionante 44% degli intervistati che dichiarava di voler acquistare l’ultimo modello di smartphone per il semplice gusto di esibirlo. Primati negativi che pongono il nostro paese ai primi posti della triste classifica sulle cattive abitudini legate ad un utilizzo non corretto dello smartphone. Una dipendenza che può avere anche risvolti pericolosi. Rimanendo continuamente attaccati allo schermo, anche durante la guida, si rischia di mettere in pericolo se stessi e gli altri. La continua attesa di notifiche vìola spesso le regole dell’educazione e della convivenza civile, distraendo per esempio in ambito lavorativo durante le riunioni e rendendoci asociali quando si è in compagnia, isolati dal mondo esterno ed immersi in una mondo virtuale.

Gli italiani e il concetto di privacy

Altra questione delicata è quella della gestione sicura delle informazioni in rete. Gli italiani risultano imprudenti ponendo poca attenzione alla circolazione dei propri dati personali sul web. L’Italia, con il suo 62%, nel 2015 è il Paese europeo con la maggiore percentuale di intervistati disposti ad acconsentire all’utilizzo da parte delle aziende delle informazioni prodotte dai propri dispositivi intelligenti. L’edizione 2016 della survey ci indica un altro triste primato: il 27% degli italiani dichiarano che lo smartphone è la principale causa di litigi nelle coppie. A tal proposito basti ricordare le storie, quanto mai attuali e in cui facilmente identificarsi , raccontate dal fortunato film del 2016 di Paolo Genovese “Perfetti sconosciuti”. Tuttavia nel 2017 la survey ci mostra un dato in controtendenza, o almeno una sorta di risveglio delle coscienze. Quattro italiani su dieci intervistati dichiarano di essere coscienti di utilizzare troppo il cellulare e di volerne ridurre l’uso giornaliero.

L’impatto del information overload sui giovanissimi

In ogni caso, in ambito educativo, l’utilizzo smodato dei cellulari da parte dei bambini e dei ragazzi con il conseguente bombardamento di informazioni a cui sono sottoposti, determina problematiche da non sottovalutare come quello dell’abbassamento della soglia di attenzione causato dal fenomeno della information overload o sovraccarico cognitivo.

Foto di TeroVesalainen da Pixabay

OCL

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