La Gioconda ritrovata

Gioconda Leonardo

di Leonida Valeri

Identica, pur nei dettagli. Le sfumature che celano le pennellate, il sorriso enigmatico, la posa con il busto ruotato e gli occhi che seguono l’osservatore, il misterioso paesaggio di sfondo con le linee d’orizzonte non coincidenti, l’innovativa prospettiva aerea. E le dimensioni: 77 per 53 centimetri. Un dipinto su tavola di legno di pioppo. Una «nuova Gioconda», che gli esperti ritengono contemporanea al capolavoro in mostra al Louvre, è stata rinvenuta a Roma. Il quadro proviene dalle Gallerie nazionali Barberini Corsini, collezione Torlonia. Riposava dimenticato in un ufficio della Camera dei Deputati; annerito, oscurato dal tempo, in quanto ritenuto erroneamente una delle tante copie realizzate nell’Ottocento, quindi di scarso interesse.

Una restauratrice italiana l’ha riportata all’antico splendore

La «nuova Gioconda», una volta individuata e «attenzionata», è stata trasferita al Viminale e sottoposta a oltre un anno di restauro, a cui ha lavorato la romana Cinzia Pasquali, una «eccellenza italiana» impiegata da anni in Francia e tornata nella capitale per rimettere in sesto la preziosa figura. Le analisi hanno rivelato che si tratta di un’opera coeva al capolavoro custodito al Louvre, dipinta nella bottega di Leonardo da Vinci, di cui, lo ricordiamo, quest’anno si celebrano i 500 anni dalla scomparsa.

Il singolare furto della Gioconda del Louvre

Monna Lisa, nella versione originale, fu ritratta nei primissimi anni del ‘500. Leonardo condusse il quadro sempre con sé, fino in Francia, dove morì nel 1519. Il dipinto è sopravvissuto a guerre e attacchi vandalici. E pure a un «rapimento». Un bel giorno, Vincenzo Pietro Peruggia, decoratore italiano della provincia di Varese e impiegato al Louvre, staccò la Gioconda dalla parete, tolse la cornice e la portò a casa. Era il 21 agosto del 1911. Nessuno sospettò mai di lui. La «gendarmerie», brancolando nel buio, arrestò perfetti innocenti, fra cui Pablo Picasso. Il decoratore la fece franca per oltre due anni, ma fu pizzicato dalla giustizia italiana quando tentò di vendere il quadro a Firenze, desideroso – così pare – che rimanesse in patria.

Scoperto anche un nuovo Salvator Mundi

Nel frattempo, la Gioconda, prima di essere restituita ai francesi, venne esposta nel nostro Paese, anche nella capitale. E torniamo al rinvenimento romano della nuova Monna Lisa, che sarà visibile a giorni. Ma prima una seconda, importante, novità. È stato scoperto un altro quadro legato al grande Leonardo. Si tratta di una versione del Salvator Mundi, appartenente al Fondo edifici di culto (Fec) – di cui si occupa il ministero dell’Interno – e collocato a Napoli, nella basilica di San Domenico Maggiore. Non suscitava interesse, perché attribuito a un «pittore minore». Un errore. Sempre la restauratrice Cinzia Pasquali lo ha riportato all’antico splendore. Gli esperti ritengono che sul dipinto sia intervenuto lo stesso Leonardo da Vinci. Le dimensioni di questa versione sono più ridotte rispetto al Salvator Mundi venduto all’asta, due anni fa, alla cifra record di oltre 450 milioni di dollari, e sulla cui attribuzione non tutti i critici sono concordi.

La mostra romana su Leonardo sta per aprire i battenti

Ora le conclusioni. I due quadri, scoperti – va precisato – grazie all’attività di recupero e valorizzazione del Viminale, saranno esposti al pubblico dal 4 ottobre prossimo a Roma, presso l’Accademia dei Lincei di via della Lungara, a Trastevere, in occasione della mostra “Leonardo a Roma. Influenze ed eredità», che si terrà fino al 20 gennaio del 2020.

Foto di Welcome to all and thank you for your visit ! ツ da Pixabay

OCL

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